Gisa20
Iscritto
Allora emmm come iniziare ahahahah :emoji_joy: beh direi innanzitutto di dire le cose basilari.
Mi chiamo Isabella e ho 18 anni e frequento il liceo delle scienze umane; sono entrata nel mondo dell'emetofobia a 12 anni, quindi molto molto presto.
Non sono mai stata predisposta alle influenze intestinali e quindi da bambina non ho mai vissuto traumi, se non uno che, a parer mio, è quello che ha scatenato in me questa fobia.
Quando avevo 5 anni mangiavo di tutto: frutta, verdura, carne, pesce, insomma tutto nella norma. Durante i mesi primaverili, mia mamma venne colpita da una forte influenza intestinale che la costrinse a letto con bacinella e flebo. Di notte la sentivo vomitare e, quel che è peggio, un giorno la vidi proprio mentre rigettava tutti i succhi gastrici e da quel momento ho cominciato ad escludere frutta e verdura dalla mia vita, eliminando anche altri cibi. Fino ai 12 anni avevo sempre notato in me una riluttanza verso il vomito, ma non ci feci molto caso. Fino a quando non divenne una fobia.
Era il 9 Ottobre 2011, un normale sabato come tanti altri. Nel giro di una settimana avrei compiuto dodici anni ed ero felice; non avevo problemi a scuola ne tanto meno in famiglia. Il sabato avevo due ore di ginnastica, le ultime; uscita da scuola mi precipitati a casa e bevvi un litro freddo di acqua gasata e mangiai in 5 minuti netti 120 gr di pasta al sugo. Potete ben immaginare cosa accadde dopo; vomitai tutta la pasta in corridoio e mi sentii male per tutto il weekend, ma la fobia non venne subito a galla. Dopo un paio di settimane dall'accaduto, cominciai a soffrire di attacchi d'ansia, mi concentravo su ogni segnale del mio stomaco e cominciai a soffrire di crampi intensi all'addome: capii subito di aver bisogno d'aiuto.
Come ho citato prima, non avevo problemi in famiglia e non si tirarono indietro nel farmi incontrare uno psicologo specializzato nei disturbi alimentari. E da lì, a causa di un indigestione, a soli 12 anni cominciai la mia terapia.
Inizialmente consisteva nel prendere delle gocce (classificate come integratori alimentari) completamente naturali e a fare due sedute di terapia al mese. Nonostante tutti questi aiuti per me la vita divenne molto dura ... Ogni gita era un mostro, le interrogazioni e le verifiche erano per me diventate motivo di preoccupazione e ne risentì molto anche la mia vita sociale. Ma le medie erano solo la selva prima dell'inferno.
Già alle elementari soffrivo di bullismo, ma alle superiori si incentivò; avevo scelto il liceo scientifico e scoprì molto facilmente che sarebbe stato difficile ma si rivelò un incubo. In seconda superiore ho cominciato a soffrire di autolesionismo (sfiorando di pochissimo il ricovero in clinica) e a vedere una psichiatra che mi ha prescritto quelli che tutt'oggi sono i miei ansiolitici. In terza superiore presi la scelta di essere bocciata per intraprendere la mia vera "vocazione": l'ambito delle scienze umane.
Non nego che ho avuto anche molto belle esperienze in questi ultimi 6 anni: gli amici mi sono rimasti accanto, spronandomi ad andare avanti, ho trovato una persona che mi ama e mi aiuta in questa mia fobia, ho fatto moltissime esperienze che mi hanno permesso di marginare i danni di Ema (ho voluto dare un nome al mio demone) e ho smesso di mia volontà di smettere di vedere i medici che mi seguivano, ma non di eliminare gli ansiolitici.
Però, nonostante tutto questo, soffro di somatizzazioni, di colite e di reflusso gastroesofageo e, recentemente, sono ricaduta in uno stato depressivo che mi sta preoccupando. Negli ultimi giorni sono terrorizzata dall'influenza che sta girando ma, vuoi per la scuola, vuoi perché non posso permettermelo, devo affrontare ogni giorno con le mie sole forze questo mondo. Tutte le persone vicino a me dicono di capire ... Ma sinceramente ritengo che, finché non si vive questa fobia sulla propria pelle, da capire c'è ben poco ... La cosa che mi rende più triste è che, rispetto ai miei coetanei, soffro da molto tempo a causa di Ema, che mi ha reso anche dismorfofobica :emoji_disappointed_relieved:
Beh, questa è la mia storia :emoji_slight_smile: spero di poter aiutare tutti voi con la mia (sebbene poca) esperienza.
Un abbraccio :emoji_hearts:
Mi chiamo Isabella e ho 18 anni e frequento il liceo delle scienze umane; sono entrata nel mondo dell'emetofobia a 12 anni, quindi molto molto presto.
Non sono mai stata predisposta alle influenze intestinali e quindi da bambina non ho mai vissuto traumi, se non uno che, a parer mio, è quello che ha scatenato in me questa fobia.
Quando avevo 5 anni mangiavo di tutto: frutta, verdura, carne, pesce, insomma tutto nella norma. Durante i mesi primaverili, mia mamma venne colpita da una forte influenza intestinale che la costrinse a letto con bacinella e flebo. Di notte la sentivo vomitare e, quel che è peggio, un giorno la vidi proprio mentre rigettava tutti i succhi gastrici e da quel momento ho cominciato ad escludere frutta e verdura dalla mia vita, eliminando anche altri cibi. Fino ai 12 anni avevo sempre notato in me una riluttanza verso il vomito, ma non ci feci molto caso. Fino a quando non divenne una fobia.
Era il 9 Ottobre 2011, un normale sabato come tanti altri. Nel giro di una settimana avrei compiuto dodici anni ed ero felice; non avevo problemi a scuola ne tanto meno in famiglia. Il sabato avevo due ore di ginnastica, le ultime; uscita da scuola mi precipitati a casa e bevvi un litro freddo di acqua gasata e mangiai in 5 minuti netti 120 gr di pasta al sugo. Potete ben immaginare cosa accadde dopo; vomitai tutta la pasta in corridoio e mi sentii male per tutto il weekend, ma la fobia non venne subito a galla. Dopo un paio di settimane dall'accaduto, cominciai a soffrire di attacchi d'ansia, mi concentravo su ogni segnale del mio stomaco e cominciai a soffrire di crampi intensi all'addome: capii subito di aver bisogno d'aiuto.
Come ho citato prima, non avevo problemi in famiglia e non si tirarono indietro nel farmi incontrare uno psicologo specializzato nei disturbi alimentari. E da lì, a causa di un indigestione, a soli 12 anni cominciai la mia terapia.
Inizialmente consisteva nel prendere delle gocce (classificate come integratori alimentari) completamente naturali e a fare due sedute di terapia al mese. Nonostante tutti questi aiuti per me la vita divenne molto dura ... Ogni gita era un mostro, le interrogazioni e le verifiche erano per me diventate motivo di preoccupazione e ne risentì molto anche la mia vita sociale. Ma le medie erano solo la selva prima dell'inferno.
Già alle elementari soffrivo di bullismo, ma alle superiori si incentivò; avevo scelto il liceo scientifico e scoprì molto facilmente che sarebbe stato difficile ma si rivelò un incubo. In seconda superiore ho cominciato a soffrire di autolesionismo (sfiorando di pochissimo il ricovero in clinica) e a vedere una psichiatra che mi ha prescritto quelli che tutt'oggi sono i miei ansiolitici. In terza superiore presi la scelta di essere bocciata per intraprendere la mia vera "vocazione": l'ambito delle scienze umane.
Non nego che ho avuto anche molto belle esperienze in questi ultimi 6 anni: gli amici mi sono rimasti accanto, spronandomi ad andare avanti, ho trovato una persona che mi ama e mi aiuta in questa mia fobia, ho fatto moltissime esperienze che mi hanno permesso di marginare i danni di Ema (ho voluto dare un nome al mio demone) e ho smesso di mia volontà di smettere di vedere i medici che mi seguivano, ma non di eliminare gli ansiolitici.
Però, nonostante tutto questo, soffro di somatizzazioni, di colite e di reflusso gastroesofageo e, recentemente, sono ricaduta in uno stato depressivo che mi sta preoccupando. Negli ultimi giorni sono terrorizzata dall'influenza che sta girando ma, vuoi per la scuola, vuoi perché non posso permettermelo, devo affrontare ogni giorno con le mie sole forze questo mondo. Tutte le persone vicino a me dicono di capire ... Ma sinceramente ritengo che, finché non si vive questa fobia sulla propria pelle, da capire c'è ben poco ... La cosa che mi rende più triste è che, rispetto ai miei coetanei, soffro da molto tempo a causa di Ema, che mi ha reso anche dismorfofobica :emoji_disappointed_relieved:
Beh, questa è la mia storia :emoji_slight_smile: spero di poter aiutare tutti voi con la mia (sebbene poca) esperienza.
Un abbraccio :emoji_hearts: