Ginger ha scritto:No ma fai bene a fare la maestrina :) potresti avere ragione tu, come io. personalmente se non mi interessa la cucina non mi comprerei mai nemmeno un romanzo che la tratta indirettamente.
E da emetofobica, se non avessi avuto il pc, sicuramente sarei andata ad informarmi più su libri di psicologia. Anzi la cosa che mi ci vorrebbe sarebbe proprio un mix di esperienze di vita dei fobici, con dei capitoli di considerazioni e analisi di uno specialista.
Poi vabè, ognuno ha un parere suo, e sicuramente ci sarà a chi interessa, e chi si metterà a ridere, chi non lo attirerà minimamente
Non mi sono spiegata. I romanzi li leggi, giusto? Bene, ti sarà capitato di leggere un romanzo in cui il protagonista o altri personaggi facciano un lavoro che a te non interessa, no? Eppure il romanzo lo hai letto lo stesso perché magari attratta dalla storia, giusto? Questo è quello che intendo io.
Non penso che scarti un romanzo solo perché un personaggio fa il cuoco. Ad esempio, io ho comprato "Quelle che le mamme non dicono " di Wonderland (una blogger), io non voglio diventare madre, ma lei scrive da Dio, quindi non sono stata attratta dall'argomento, ma da come scrive lei, che è poi uno dei tanti motivi che ci inducono a compare un libro, non solo la storia, ma anche come è scritto, se troviamo qualche personaggio che ci somiglia, ecc. ecc.
Nel nostro caso, la cosa andrebbe così: scriviamo una storia qualsiasi, anche di guerra o futuristica e ci piazziamo il protagonista con la fobia, la fobia deve in qualche modo invalidarlo, deve essere un contrasto che all'inizio del romanzo gli impedisce di fare determinate cose. Cose che lui risolve lungo la storia, fino ad arrivare alla fine, quando supera l'emetofobia o comunque inizia a non sentirla più pressare sulla sua vita. Può anche essere ambientato in un futuro ipertecnologico o in un passato medioevale, l'importante è che il protagonista abbia la paura che deve superare lungo il racconto.

Cos(t) ha scritto:Boh, questo succede anche a livello di scrittori che non provengono dal web. Non vorrei iniziare un'altra discussione, ma di fatto il panorama fentasi italiano è arrivato ad un manierismo desolante proprio per questo :P
Noi possiamo presentargli un tot di compratori, ma quanti sarebbero? Quanti sono quelli che veramente frequentano il forum e che non se ne vanno dopo una settimana oppure non vengono solo perchè impanicati? Bisogna pensare pure a questo (a meno che il Re o tu non vogliate spammare nelle loro mail XD), alla fine non è che c'è tanta gente attiva attiva quissù, almeno non in termini di marketing.
A fronte non vedi nulla, ma dietro abbiamo numeri da far paura, segno che l'Emetofobia tira, solo che la gente non si espone e su quei numeri noi basiamo il nostro marketing. Se io dovessi basarmi sul numero di commenti che la gente mi lascia nei blog, chiuderei bottega. Solo che ho le stats di accessi, di tempo di permanenza sul sito e bla bla bla che mi indicano il reale numero dei lettori. Così so che c'è almeno il 70% in più di lettori di quelli che mi commentano.

Cos(t) ha scritto:Twilight era una storia scontata e ridicola, ma non so quanti milioni di copie ha venduto, ed il film ha incassato qualcosa come 70 miliardi di dollari negli USA. La verità è che ste cose scontate e ridicole piacciono.
Scusatemi se difendo ancora la presunta storia d'amore tra la paziente e il dottore...che detta così può ben sembrare ridicola, ma immaginatevi questo:
Uno psicologo/psichiatra (forse psichiatra è meglio) che sembra non amare la sua professione, i suoi pazienti, il mondo intero (un po' alla House, ma non copiato, contate che è un'idea buttata lì in due secondi, quindi non me so' messa a fa' l'analisi del personaggio), gli arriva questa paziente piena di vita, ma con un disagio emetofobico che la castra in tutto. Abbiamo un uomo sano che non vuole più vivere e una donna/ragazza che vuole vivere ma non ce la fa. Si incontrano e già non si possono vedere, lei ha una mezza storia con un altro, quindi all'inizio il dottore è solo un dottore e niente fa pensare che può essere altro. Poi accade qualcosa che porta lei a fidarsi di lui, ma i contrasti non finiscono perché lei si aspetta un dottorino che la coccola e lui invece è uno stronzo di primo pelo, solo che ogni volta che lui le parla a lei si apre un mondo, quindi incosciamente non riesce ad abbandonarlo come medico. Intanto qui si possono aprire varie storie, magari lei entra in contrasto con un'amica o con il suo ragazzo, tutto per dimostrare che la sua emetofobia non è solo un problema lieve, ma si abbatte su tutta la sua vita...insomma, trick e track, alla fine il dottore e lei si incontrano quando entrambi ritrovano la vita, lui la voglia di vivere e lei una vita normale, magari si incontrano fisicamente e scoprono che il loro tipo di rapporto non può essere una storia d'amore perché quello che hanno fatto l'uno per l'altra ormai è finito, cioè, non si servono più e quindi devono lasciarsi.
Può sembrare scontato, ma da una tramuccia scontata si possono ricavare tante storie bellissime, ovviamente se scritte bene.
Un altro esempio: Guerre stellari. Guerre stellari viene ipercitato dalla maggior parte dei testi sulla scrittura/sceneggiatura perché sebbene la trama sembri scontata, affronta i cambiamenti e i contrasti interni di ogni essere umano in un modo semplice e fruibile da tutti.
Twilight, invece, è un romanzo che racconta una storia, i contrasti di lei e di lui sono "cinematografici", cioè triti e ritriti e sono stati piazzati lì solo per non presentare personaggi vacuissimi, ma alla fine dimostrano di essere vuoti il doppio. Harry Potter, al contrario, ha un bel contrasto interiore. Idem per Frodo.
Insomma, questa filippica per dire che se i personaggi sono ben costruiti e la storia ben raccontata, anche la trama più scema può diventare una bella storia e, nel nostro caso, anche utile.
