Vabbe', passatemelo, in questi giorni pare che le rogne si diano il cambio.
Ieri mal di testa, oggi mal di panzeros, domani mi aspetto di essere presa sotto da un disco volante.
Non è della mia cartella clinica che voglio parlare, ma di quando sto male, cioè di quando ho un attacco di emetofobia.
In verità sono mesi che non ne ho uno forte (e adesso che l'ho detto, mi aspetto di rimangiarmi tutto entro stasera), però ne ho piccolini e sparsi lungo la settimana. :(
Sedati tutti, ma in quei momenti l'unica cosa che mi viene in mente è "Lasciatemi in pace, lasciatemi da sola, sciò sciò" riferito a chi si avvicina per chiedermi come sto. Non sopporto la presenza di qualcuno o di dare attenzione a chi mi chiede come sto o che succede, anche rispondere al telefono mi fa venire l'ulcera, è come se mi deconcentrassi da quello che sto facendo, ovvero tentare di calmarmi. Finalmente l'allenamento del mio ometto è finito e quando mi vede in quei momenti, dimentica completamente di conoscere un qualsivoglia punto interrogativo: non fa domande, non vuole risposte. Si preoccupa, ovviamente, ma sa che per il mio, ma soprattutto per il suo bene deve starmi lontana.
Affrontare la cosa da sola mi mette coraggio, un grandissimo coraggio.
Però mi domando come potrò far entrare le persone, anche estranei, se già dentro casa non riesco a sopportare la presenza di chi amo quando sto male? Allora mi chiedo: mi aprirò mai veramente alle persone? O forse è giusto così, cioè la cosa più giusta per me è stare sola in quei momenti e non cercare di forzare l'accesso agli altri?
Boh.



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infatti quando nell'ultimo mese mi ha accompagnata nelle mie uscite,ho avuto le solite crisi d'ansia e la solita sensazione di svenimento,ma non gli ho detto nulla perchè sapevo che non avrebbe fatto nulla e avrebbe peggiorato le cose.se fossi svenuta penso se ne sarebbe accorto e amen.e quindi preferisco stare da sola e aspettare che passi,facendo pensieri turchi 





