Sono una polemicona, è vero, ma spesso mi trovo davanti a delle ipocrisie talmente grandi che è impossibile evitarle.
Come sapete, ieri è morta Amy Winehouse. Voce splendida, presenza forte, ma purtroppo aveva problemi con droga e alcol come tanti artisti passati, presenti e futuri.
Su Facebook, Twitter, Google Plus e altrove ho letto tanti messaggi di solidarietà e tantissime discussioni sul "Poverina, stava male!".
Tralasciamo per un attimo la morte della cantante, parliamo di gente che si droga/alcolizza ed è viva.
Fatemi capire: noi che cerchiamo di uscire dai nostri dolori senza creare danni al nostro corpo e agli altri (perché un drogato e un alcolizzato, anche se ricco, crea danni e preoccupazioni maggiorate del 200% a chi gli sta intorno), veniamo invitati a cavarcela da soli, a non pretendere aiuto, a non cercare la comprensione del prossimo, mentre chi si procura ulteriore dolore con questi mezzi, ha diritto all'aiuto e alla comprensione?
Certo, ne ha diritto, ma anche noi lo abbiamo. Perché una persona che ad un certo punto della sua vita comincia ad ubriacarsi e a drogarsi deve essere aiutato dallo stato e NOI NO?
Vedete, questa è una lotta tra sofferenti, e mi dispiace fare distinzioni, però mi sento profodamente presa per il culo.
Si passa il messaggio che chi "si comporta bene" deve arrangiarsi, chi invece sceglie vie alternative, ha la comprensione di default.
E non lo so voi, ma io lo trovo ingiusto.
A noi è quasi negato il diritto di lagna perché se no "sai, i bambini dell'africa" e a chi invece sputa su tutto e tutti per un grammo di droga e una pomiciata con la fiasca di vino ha parole di comprensione e strutture e mani tese anche da parte dello stato, perché?
Sono solo io a vederla così? Forse, ma non credo. Non lo credo affatto, è solo che in Italia bisogna essere volemisebenisti, ma sempre e solo con chi non lo è nemmeno con se stesso.





