Premessa: il virus in inverno gira, si sa, e prendendo atto di questo mi sono sempre ripetuta una cosa tipo "è possibilissimo che come ogni anno il virus prenda qualcuno dei tuoi famigliari, o il tuo ragazzo, o le tue amiche ma tu sappi che, che questo succeda o meno, è comunque sempre in giro e puoi comunque prenderlo, a prescindere dal fatto che te lo passino conoscenti, parenti o totali sconosciuti". Bene, questo tipo di ragionamento puramente razionale sotto il punto di vista teorico può funzionare, ma in linea generale, quando poi qualcuno davvero si ammala, il panico vince su tutto.
Situazione: come ho scritto nel titolo, quello che mi sto ripetendo in questi giorni è che prima o poi questa situazione doveva arrivare. il mio ragazzo ha preso il virus, con tutto il bellissimo corollario che esso prevede. è andata così: venerdì è venuto a casa mia, è rimasto da me a dormire ed il mattino dopo ci siamo salutati per andare l'uno nella casa di montagna di un amico per tutto il week end e l'altra per andare a casa di un'amica fino a lunedì. è tornato dalla gitarella domenica sera e mi ha detto di sentirsi molto stanco e con un po' di mal di gola; il giorno dopo il mal di gola era aumentato e si era aggiunta la febbre, quasi a 38. a quel punto, ovviamente, domando (sempre via telefono chiaramente) se sentiva anche la nausea, quasi sicura che avrebbe risposto come sempre "no, tranquilla, non sto male in quel senso" conoscendo la mia paura, e invece mi sento rispondere "sì ho parecchia nausea". bene. benissimo. ovviamente mi si è raggelato il sangue e tutta la storia dello "stai tranquilla perchè capita" è andata a farsi benedire nel giro di 5 secondi netti. ci siamo risentiti più tardi e mi ha informato di aver solo male all'intestino e di essere stato quindi male solo "in quel senso", senza rimettere. ovviamente io passo comunque una notte da cani, con il pensiero che magari in quello stesso momento lui è in piedi a stare male, e preparandomi psicologicamente ad una eventuale notizia destabilizzante. notizia che arriva eccome, infatti il mattino dopo ci sentiamo non appena si sveglia e mi dice con tono molto mesto che aveva vomitato. solo una volta e non in modo distruttivo ma ha pur sempre rimesso. nonostante io avessi tentato di prepararmi alla cosa, la botta in realtà l'ho sentita lo stesso ed il panico non è tardato ad arrivare, sia perchè era da molti anni che anche se prendeva il virus lo prendeva in modo molto più leggero e solo a livello di intestino (e quindi in sostanza io mi ero adagiata su questa rassicurazione), sia perchè mi sono sentita mancare quello che è il mio punto fermo, ovvero lui. mi spiego. ovviamente so che anche lui è umano, si ammala e non è certo un robot immune ad ogni virus, però è lui la persona che sa tutto della mia paura, che c'è quando sono nel panico, che dorme con me se io non riesco a chiudere gli occhi per l'ansia di star male. quando mi ha detto di avere rimesso è come se la sicurezza più grande e vicina a me mi fosse mancata all'improvviso, come un rendersi conto della (anche) sua vulnerabilità. da lì poi sono partite tutte le mie domande idiote (del tipo "ma quindi fa così schifo" oppure "ma è durato molto") e le circa dieci telefonate al giorno per chiedere se stesse meglio o se fosse capitato di nuovo "il fattaccio". ho ragionato (o per lo meno ho tentato di ragionare) e mi sono detta che andare nel panico era inutile, che se si è preso qualcosa se lo è preso dopo avermi visto e che è stato male troppi giorni dopo l'ultima volta che siamo stati insieme, quindi ho cercato così di razionalizzare e di non ammalarmi per suggestione. nel concreto però ho iniziato ad andare nella paranoia più totale (nonostante per altro anche il medico che lo ha visitato non sia stato in grado di dire con certezza se fosse virus o piuttosto solo un colpo di freddo [preso in montagna dove si gelava in quei giorni] o anche un qualcosa che ha mangiato), ho cominciato a pensare di potermi ammalare in ogni momento, ho saltato la cena dopo un sacco di tempo che non lo facevo più, non sono riuscita a dormire fino ad orari improbi tipo le 5 di mattina e via dicendo. ovviamente mi manca molto, solitamente ci vediamo molto spesso e non appena ci separiamo sono sempre un po' triste; non voglio sembrare una teenager scema, visto che sono ormai arrivata alla veneranda età di 23 anni, però in effetti sento molto la sua mancanza e sarà anche per il fatto che già in passato siamo stati molto tempo lontani causa erasmus e ora mi sento sempre di voler recuperare quel tempo. nonostante questo però, e nonostante normalmente 6 giorni senza di lui mi sembrino 3000, istantaneamente quando mi ha detto di aver rimesso mi è scattato qualcosa in testa, come se la paura avesse superato la mancanza e come se quindi fossi disposta ad aspettare anche una settimana e più prima di rivederlo, affinché guarisse assolutamente del tutto. da un lato mi sono sentita in colpa per aver pensato una cosa simile, da un lato mi sono detta "è normale, hai una fobia, cosa ti aspettavi?", ed in effetti pensandoci non mi aspettavo certo di reagire ad una cosa del genere correndo da lui e accompagnandolo in bagno, seppure vorrei essere in grado di farlo, davvero.
Domande: ora, le domande che mi sono fatta e che voglio condividere con voi e porvi sono molte. avete mai provato questo tipo di senso di colpa di cui ho parlato sopra? e se sì, avete pensato che trovandovi in una situazione dove siete costretti ad aiutare qualcuno che amate e che sta male lo fareste senza problemi? perchè io penso di sì. ho tutta la paura del mondo, ammetto, e l'idea è talmente brutta che quasi non riesco a visualizzare bene l'ipotesi, però credo che trovandomi in una situazione del genere farei il possibile, sebbene sempre entro i miei limiti. è un po' il concetto della botta di adrenalina che ti viene quando hai paura o sei in pericolo, che ti fa uscire più forza di quella che normalmente hau o più velocità di riflessi etc. cosa ne pensate? avete mai vissuto una situazione in cui avete provato cose simili? l'altra domanda è molto più semplice ed è: vi sentite mai ammalati per "suggestione"? ovvero che sapete che il virus c'è, che gira, ma non ve ne preoccupate così tanto fino a quando qualcuno di molto vicino a voi sta male e allora cominciate a sentire mal di pancia, debolezza e quant'altro? a me è capitato, dopo questo avvenimento. oggi sto meglio rispetto agli ultimi due giorni ed anche lui non ha più nausea, c'è stata solo quella notte, però ad esempio ora ho pure il terrore di uscire e di prendermi qualcosa in giro, con le folle di gente etc. il pericolo c'è sempre, ma ora è più grande per la mia mente e sono molto arrabbiata con me stessa per come mi sto facendo sopraffare. non voglio ricominciare a peggiorare..
un bacio a tutti!






