Merrick89 ha scritto:Dominoes ha scritto:Ginger ha scritto:Si anche io la penso così...ma la mia era una domanda più concreta..mi stavo chiedendo se il mio psicologo fosse la persona giusta, per far venire fuori il tutto
Non è la persona, sono le questioni che tira fuori. Anche un bambino può aiutarti. Tu cerca le domande, cercale da questo psicologo, cercale ovunque. Ma cerca le domande, non le risposte. Le domande sono di tutte, le risposte sono esperienze non tue.
hai ragione.
Secondo me non è tanto lo psicologo, quanto la predisposizione personale ad affrontare l'idea di far venire tutto fuori.. se certi pensieri sono chiusi nell'inconscio è perchè la coscienza li rifiuta, non li vuole vedere, e bisogna sentirsi pronti e coraggiosi per aprirsi totalmente e iniziare la ricerca delle domande..
per recuperare la metafora della pentola che mi è piacuta molto.. io in questi mesi ho fatto grandi passi avanti,totalmente inconsci il più delle volte, sono solo scattati dei meccanismi.. non ho mai seguito nessuna terapia in questi 10 anni di fobia, e temo di aver solo messo un coperchio..dato che probabilmente sono riuscita a trovare le domande ma non ho gli strumenti giusti per le risposte..
ma può anche essere che non sia così..
se dovesse saltare il coperchio andrò da uno specialista..
Questa fobia vuole dirci qualcosa non credi?
Ci dice " osservami! Indaga! Hey, c'è qualcosa che non hai risolto, c'è un conflitto ancora attivo anche se non lo vedi "
Osservarsi... Osservandosi, ponendosi domande, senza porre resistenza a ciò che osserviamo, ma osservando senza giudizio... Porsi domande non per voler sradicare il sintomo... ma tutt'altro... per accoglierlo, per capirlo... Semplicemente osservarsi imparzialmente, il modo neutro... Questo è il movimento dell'accettazione... Non si decide di accettare...
Quando si decide di accettare qualcuno o qualcosa lo si fa solo logicamente, col pensiero, ma per accettarlo TOTALMENTE bisogna osservarlo... E' qualcosa di totalmente differente, perchè non è qualcosa che c'imponiamo, ma è una cosa spontanea che viene con l'autoindagine...
La natura del problema è un conflitto, il dolore ce lo comunica, e ci chiede di osservarlo, capirlo profondamente, lasciare che sia...
Così i conflitti si sciolgono, combattendoli si rinforzano, sopprimendoli tornano su in modo esplosivo...
Condannando i sintomi , anestetizzandoli, perdiamo l'unica connessione col nostro problema...