Forum italiano sull'Emetofobia

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Il forum è solo un punto d'incontro per persone che soffrono di emetofobia e non può essere considerato come terapia per superarla, per questo consigliamo sempre di consultare uno specialista. Buon Forum a tutti. ;)

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Messaggioda aki » dom ott 09, 2011 9:00 pm

Ciao a tutti, sono iscritta al forum da poco e, dopo aver letto qua e là in giro per il sito qualche topic, credo sia arrivato anche per me il momento di presentarmi a tutti.

Mi chiamo Beatrice e ho 23 anni, soffro di questa fobia da relativamente poco, ovvero da circa 2 anni. Non ho ancora individuato una vera unica causa scatenante o una vera e propria data di inizio della mia paura, ma ci ho ragionato molto su e sono arrivata ad ipotizzare qualcosa, che cercherò di spiegare il meglio possibile.
Inizio col dire che sono sempre stata una persona molto riflessiva, una di quelle che ragionano e rimuginano più volte su ogni cosa che accade, sono sempre stata anche molto ansiosa, apprensiva ed estremamente cauta in ogni mio passo. Nonostante questo, fino al momento in cui la mia fobia non è esplosa, ho sempre vissuto la mia vita appieno, senza particolari paure, restrizioni o costrizioni che non fossero date solo ed unicamente dal mio libero arbitrio e capacità di scelta. Ho parlato di cautela, infatti, perché sono sempre stata molto attenta, in ogni cosa che faccio e facevo: ad esempio non amo bere, non solo per la preoccupazione dello star male, ma proprio perché non amo né il sapore dell'alcool né l'idea del "lasciarsi andare e dimenticare cosa si è fatto", cosa che invece molti amano, anche una volta superata l'adolescenza e la fase "sballo". Diciamo che in generale, aldilà quindi del discorso del bere, non ho mai amato strafare, in nessun ambito, motivo per il quale sono sempre stata il classico esempio di amica/figlia/ragazza della quale è molto facile fidarsi o alla quale è facile affidarsi quando si tratta di commissioni o cose importanti. Essere cauta comunque, fino al momento prima che iniziasse a prendere il sopravvento la fobia, non mi ha mai impedito di godermi la vita come preferivo, non ho infatti mai rinunciato a nessuna delle cose che desideravo fare, sia che si trattasse di un semplice cinema, di una cena fuori o di un mega spuntino notturno. Ecco, è proprio sul tema "cibo" che vorrei soffermarmi, perché credo che sia in questo ambito che si è verificata e si verifica tutt'ora la più grande differenza che esiste tra quella che era la mia vita prima della fobia e quella che conduco adesso.
Ma arriverò dopo a questo, prima voglio partire dall'inizio della mia paura e non dilungarmi troppo come al mio solito, non voglio annoiare nessuno. :)

Era il 2009 e, dopo un'estate piuttosto malinconica e confusionaria, stavo passando un autunno altrettanto caotico molto pesante, sia sotto il punto di vista universitario, sia (e soprattutto) sotto al punto di vista della vita privata. Stavo vivendo una situazione non chiara, dove mi sentivo continuamente l'ultima arrivata, intorpidita all'interno di una condizione della quale non tenevo io le redini, ma un'altra persona, che non si rassegnava a tenermi sul filo, all'oscuro di ogni cosa. Ad un certo punto mi ribellai, presi la decisione di uscirne, anche se non nel modo in cui avrei voluto, e il capitolo si chiuse definitivamente verso la fine di novembre. Ovviamente, per quanto chiusa materialmente la faccenda, nel mio cervello la situazione era un'altra, e molto meno lineare. Passai il natale peggiore che io ricordi, tutt'ora non riesco a focalizzare bene quel periodo, come se tentassi continuamente di rimuoverlo o come se mi sembrasse talmente deprimente da non riuscire a credere di averlo vissuto davvero. Una serie di avvenimenti brutti e sfortunati segnò l'intero periodo delle vacanze natalizie: mia madre si ruppe i legamenti del polso il giorno prima di natale e passò giorni e giorni chiusa in camera a piangere, prima di potersi operare (tra l'altro la operarono la sera di capodanno). Unito a questo fatto, che mi abbatteva veramente, in quanto non avevo mai visto mia madre soffrire così, si verificò una sorta di influenza infinita che colpiva ripetutamente e continuamente ogni membro della mia famiglia. Io sono figlia unica e vivo con i miei ma di fianco a me ci sono due appartamenti nei quali vivono rispettivamente i miei nonni ed i miei zii con i loro due figli, i miei due cugini piccoli. Tutti, ma davvero tutti, non facevano altro che ammalarsi: virus gastrointestinale, influenza, raffreddore e tosse continui. Né io né i miei prendemmo qualcosa di eccessivamente forte, solo soliti sintomi influenzali e raffreddamenti, anche se io penai in modo particolare con ulteriori problemi agli occhi e alle orecchie che mi infastidirono per un po'. Solo una sera stetti male in modo particolare, e fu dopo cena, quando stavo per preparami con un'uscita con due amiche, durante la quale avevamo progettato di scambiarci i reciproci regali. Mentre stavo vestendomi sentivo che c'era qualcosa che non andava nel mio stomaco, e posso dire con certezza che ci fosse davvero qualcosa, in quanto tutti in casa stavano o erano stati male ed ai tempi ancora non soffrivo della fobia, quindi ero ben lucida nel distinguere dolori e dolorini. Avvisai le mie amiche che non sarei uscita e passai la serata a casa. Sinceramente non ricordo come passai la nottata, ricordo solo di non essere stata male e di non aver rimesso, anche se ricordo che il giorno dopo, quando venne il dottore mi prescrisse una pastiglia anti-nausea e che al mio tentativo di bere un the sentivo che non riuscivo a deglutire e che mi saliva qualche conato. La sensazione orrenda dei conati nel tentativo di bere quel the è una cosa che ricordo perfettamente tutt'ora, in quanto è diventato "l'esempio" che tengo a mente quando, per colpa della fobia, mi fisso che sto per vomitare o che sono lì lì per correre in bagno. Mi dico "dai Beatrice, lo stai bevendo il the, non è come l'altra volta" e, per quanto sia magari strano, mi aiuta moltissimo quel pensiero, mi aiuta a rendermi conto del vero malessere e di quello finto. Non so se anche qualcuno di voi abbia un metodo simile, immagino che ognuno ne abbia sviluppato uno personale per tranquillizzarsi nei momenti più critici. Tra parentesi, se volete dire anche voi quali metodi avete adottato o che situazioni prendete come esempi per rassicurarvi, sarò felicissima di leggere ciò che scrivrete! :)

Finite le vacanze di natale, a Gennaio, verso la fine del mese, ci fu quello che io ipotizzo sia l'evento scatenante della mia fobia e degli attacchi di panico che ho iniziato ad avere da quel momento. Stavo dormendo in camera mia e mi sono svegliata di colpo nel cuore della notte, senza avere idea del perché o di che ore fossero, con una sensazione di soffocamento e di affanno. Mi sono seduta sul bordo del letto e mi sentivo tremare dalla testa ai piedi, mi sembrava che il mio cuore stesse per esplodere, non riuscivo a prendere fiato e questo mi provocava una sensazione di conato imminente e di nausea. Cercai di tranquillizzarmi da sola, ma alla fine non ne fui capace, così svegliai mia mamma e mi misi a letto con lei, anche se per smettere di tremare ci volle un tempo infinito. Da lì in poi cominciarono a capitare cose del genere più spesso: mi capitava ad esempio di svegliarmi spessissimo di notte con l'affanno, quando prima invece dormivo beatamente per ore senza mai muovermi di un millimetro, oppure capitava che alla sera una sorta di nodo mi si fermasse in gola, impedendomi di mangiare o respirare tranquillamente. Non so esattamente come la fobia di sviluppò, da lì in poi, so solo che cominciai ad avere una paura enorme della notte, dell'ora di andare a dormire, della cena, in quanto la sensazione era sempre quella che "qualcosa mi fosse rimasto sullo stomaco" e non riuscivo a mangiare senza dovermi sforzare. Mi resi conto, pian piano, che quello che mi tormentava era il pensiero di risvegliarmi di nuovo all'improvviso e stare come quella notte, mi terrorizzava la sensazione del vomito che avevo avuto e l'idea di riprovarla mi immobilizzava.
Non so, forse a quei tempi ancora non mi rendevo conto di avere una vera e propria fobia e non ne conoscevo il nome scientifico, fatto sta che cercavo di vivere in modo più o meno normale, ad esempio se dovevo uscire uscivo e basta, senza farmi problemi eccessivi, ripetendomi che distraendomi sarei poi stata meglio, evitando di stare in casa a rimuginare sul mio malessere.
In quel periodo avevo tra l'altro iniziato ad uscire con quello che è il mio attuale ragazzo e devo ammettere che anche il solo fatto che lui ci fosse, a prescindere che si trovasse vicino o lontano a me, mi faceva sentire meglio, mi dava energia. Se al mattino sapevo che alla sera sarei uscita con lui ero più serena, riuscivo a cenare in pace o comunque con la consapevolezza che non appena mi sarei messa in macchina per andare da lui sarei stata meglio, che la sua presenza mi avrebbe rilassata e distratta. In effetti era assolutamente così. Mi rendevo conto che senza la presenza della paura, che distogliendo un attimo l'attenzione dal mio malessere, ero capace di far tutto quello che volevo, che non ero ammalata e che non avevo nessun motivo per chiudermi in casa senza mangiare e senza riuscire a dormire. Credo, parlando appunto di "casa" che i luoghi abbiano influito moltissimo su di me sotto l'aspetto della fobia, ad esempio in quel periodo per me uscire era una liberazione, mangiare in un ristorante invece che nella mia solita cucina era un toccasana ed andare a casa del mio ragazzo (che abitava solo con altri due ragazzi in quanto studente fuorisede) era sinonimo di relax. Ho anche smesso di dormire nel mio letto, perché tutta la stanza mi faceva pensare alla nottata in cui sono stata male ed anche all'unica notte della mia vita in cui ricordo di aver vomitato, circa 6 anni più o meno mi pare. Ho la fortuna di avere una bellissima e grande mansarda, con bagno, letto, tv e tutto quanto; ho iniziato a dormire lì e mi ci sento davvero bene. Per quanto fossi spaventata, tormentata o per quanto stessi male, salire su e mettermi distesa davanti a un dvd mi faceva (e mi fa) immediatamente sentire più rilassata, più tranquilla, come una vera e propria medicina. Ovviamente quando potevo, però, dormivo e mangiavo dal mio ragazzo, dove, essendo una casa di ragazzi, avevamo la libertà di fare gli orari che ci pareva, sia per quanto riguarda il mangiare, lo studiare e il dormire e infatti ricordo quel periodo con una felicità incredibile. Avevo paura, sentivo di avere una fobia e ne avevo appreso limiti e nome, ma riuscivo comunque, assieme a lui, a vivere e mangiare bene. Da lì in poi è stata una vera e propria altalena continua, a livello di fobia, fatta di periodi pessimi e di altri dove tiravo avanti decentemente o addirittura bene, come ad esempio lo scorso autunno, periodo nel quale (dopo un'estate piuttosto tormentata, in quanto ero sola in vacanza coi miei) mi sono sentita piuttosto serena e tranquilla. A gennaio di quest'anno il mio ragazzo è partito per 5 mesi per l'Erasmus in Norvegia, ovviamente la sola idea di ritrovarmi ogni sera sola, senza più la possibilità di distrarmi insieme a lui mi distruggeva ed ero a dir poco paralizzata dal solo pensiero. Sono andata a trovarlo ai primi di febbraio e una volta tornata prese il via un periodo di crisi, che credo sia la cosa che ha poi scatenato nuovamente (ed in modo molto marcato) la mia fobia. E' tornato alla fine di maggio e le cose vanno bene tra noi, anzi, mi è molto vicino ed è la persona che conosce tutto della mia fobia, cosa che mi tranquillizza molto, in quanto non mi piacerebbe affatto il dover nascondere qualcosa e la troverei una cosa profondamente insensata ed ingiusta. Purtroppo però la fobia c'è ed è ormai da mesi che si fa sentire praticamente ogni giorno, per quanto io cerchi di razionalizzare e di vivere la mia vita normalmente. La cosa che mi preoccupa di più è il cibo. Io ho sempre mangiato tanto, tutto quello che volevo e quando volevo, grazie anche alla fortuna di avere un metabolismo molto veloce e di non prendere peso a prescindere di cosa io mangi, ma da quando ho questa paura il cibo è decisamente diventato mio nemico. Sono sempre stata molto magra e il dimagrire ulteriormente mi terrorizza, credo che sia la cosa che al momento mi preoccupa di più, ed inoltre il trattenermi dal mangiare non è una cosa che voglio fare ed odio quando mi capita di farlo. Non riesco più a sentirmi tranquilla cenando al ristorante, come facevo un tempo, non riesco a mangiare se diventa troppo tardi perché temo di non digerire, non mangio mai fino a sentirmi sazia perché dopo ho la sensazione di scoppiare e mi sento male. Questo ovviamente mi crea non pochi problemi: il mio ragazzo non riesce più a sentirsi tranquillo invitandomi fuori a cena, in quanto sa che potrei sentirmi a disagio o potrei mangiare poco e niente, i miei ogni volta che a cena mangio mezza piadina o due forchettate di pasta non sanno cosa fare o come invitarmi a mangiare di più e a stare di più a tavola, io stessa non so che regole darmi. Ultimamente cerco di controllarmi molto e tranquillizzarmi da sola, come ho sempre fatto in generale nella mia vita, anche per evitare di discutere sempre col mio ragazzo, che ultimamente è molto stressato per svariati motivi suoi e non voglio appesantirlo ulteriormente con la mia fobia, e cerco anche di mangiare regolarmente. Mi sono data qualche piccola regola, come ad esempio quella di mangiare quando sento fame, senza sforzarmi di mangiare quando invece l'orario sarebbe consono e senza preoccuparmi se ceno troppo tardi. Per il resto conduco una vita normale, la mia fobia viene fuori quasi solo alla sera e prima di andare a dormire, è loto difficile che si presenti al mattino o al pomeriggio, non ho problemi in termini di viaggi, amicizie o uscite di qualunque genere. Certamente non bevo e non vado sulle giostre, ma sono cose che non mi sono mai interessate, a prescindere dalla fobia. Una cosa che amo moltissimo fare è andare al cinema, si può dire che il cinema sia assieme alla fotografia la mia più grande passione, quindi, nonostante io faccia un po' fatica spesso, mi sono imposta di andarci sempre e comunque ogni volta io ne abbia voglia, non ho nessuna intenzione di rinunciarci solo perché temo l'attacco di panico o la nausea improvvisa. Sono paure esistenti in me e sempre presenti, ma non voglio e non posso che condizionino la mia vita sentimentale e la mia vita in generale. Vivo questa fobia come una cosa molto delicata e sono felicissima di poterla condividere su questo forum, perché sono una persona molto riservata e ho la tendenza a mostrarmi sempre "ok" con tutti, non amo farmi vedere in momenti di debolezza e a parte il mio ragazzo nessuna mia amica o amico sa di questa cosa. Vedo che sul forum ci sono persone molto gentili e predisposte a parlare di sé in modo sincero, credo sia una cosa davvero costruttiva e spesso venire qui mi aiuta quando ho i miei momenti no. :)

Spero di non essermi dilungata troppo (so che l'ho fatto, ammetto), mi sa che passerà alla storia come la presentazione più lunga..!

baci a tutti! :)
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda katinka charlotte » lun ott 10, 2011 1:22 am

benvenuta tra noi ^^
Ho aspettato a lungo
Qualcosa che non c'è
Invece di guardare il sole sorgere


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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda MaryAle88 » lun ott 10, 2011 2:49 pm

Ciao Beatrice, benvenuta! : bye11 :
Io ad esempio per tranquillizzarmi penso a qualcosa di bello e intenso, che ho appena vissuto o sto per vivere.. =)
"L'amore è sempre paziente,non è mai geloso..Non è mai presuntuoso o pieno di sè.Non è mai scortese o egoista.Non si offende e non porta rancore......È sempre pronto a scusare,a dare fiducia..a sperare e a resistere a qualsiasi tempesta."
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda gatto nero » lun ott 10, 2011 3:34 pm

ciao, beatrice, benvenuta! =)
aki ha scritto: se volete dire anche voi quali metodi avete adottato o che situazioni prendete come esempi per rassicurarvi, sarò felicissima di leggere ciò che scrivrete! :)

io di solito tento di distrarmi con qualcosa, solitamente col pc navigando in internet a caso, oppure con un libro o le parole crociate
insomma qualsiasi cosa che tenga occupata la mente, visto che il 95% dei nostri malesseri hanno origine non nello stomaco, ma nella nostra testa =)

PS scrivi proprio bene sai?
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda MaryAle88 » lun ott 10, 2011 4:29 pm

gatto nero ha scritto:PS scrivi proprio bene sai?

E' la prima cosa che mi ha colpita! =) Ha un modo di scrivere che mi piace un sacco e che invidio un po'! :D
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda Pikadilly » lun ott 10, 2011 5:54 pm

Benvenuta. ;)
Cosa devo sapere prima di iscrivermi al forum?
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda Re Julien » lun ott 10, 2011 8:11 pm

Benvenuta anche da parte mia! =)
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda Angelica » mar ott 11, 2011 12:38 pm

Benvenuta! =)
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda barbara » mar ott 11, 2011 3:58 pm

benvenuta beatrice!
ma ituoi genitori sanno del tuo problema o lo intuiscono solo?
un unico sentimento supera l'amore.... la paura! o era forse il contrario??
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Re: Nuovo ingresso.

Messaggioda aki » mar ott 11, 2011 7:30 pm

Grazie mille a tutti per il benvenuto! : Love :

gatto nero ha scritto:PS scrivi proprio bene sai?


MaryAle88 ha scritto:Ha un modo di scrivere che mi piace un sacco e che invidio un po'!


Voi non potete immaginare quanto io sia lusingata da questo complimento =) Il mio sogno segreto nel cassetto è sempre stato, fin da bambina, quello di fare la scrittrice, quindi apprezzamenti di questo tipo mi fanno davvero felice. Trovo che spesso lo scrivere mi aiuti ad esprimermi e sfogarmi in un modo più "intimo", più fedele al mio stato d'animo. Penso che se posso riuscire a comunicare qualcosa in più attraverso le mie parole scritte, unite a quelle "parlate", mi ritengo assolutamente soddisfatta! Quindi grazie ancora per il bellissimo complimento =)

barbara ha scritto:ma ituoi genitori sanno del tuo problema o lo intuiscono solo?


Dunque, i miei genitori sono piuttosto altalenanti, soprattutto mia madre. Premetto che mi ritengo comunque molto fortunata perchè sono sempre molto apprensivi (fin troppo, anzi), interessati a me ed a quello che faccio, mi aiutano in tutto e per tutto e sono molto disponibili ed aperti. Ovviamente però non mancano diversi difetti, quelli non mancano mai d'altro canto.
Non li ho mai presi da parte dicendo "ho una fobia" e non ho mai detto che ormai mi angoscia da un pezzo e che credo di dover far qualcosa di netto in merito, ma ho sempre dato comunque segnali, esprimendo apertamente la mia paura nei momenti in cui ne ero più turbata o nei momenti di puro panico, quindi non sono all'oscuro di tutto, in ogni caso.
Mio padre credo non abbia capito di cosa si tratti e d'altro canto io non ho molta confidenza con lui, ho sempre parlato di più con mia mamma delle mie cose, anche se molto poco data la mia riservatezza. L'unica cosa che mi ripete continuamente è "mangia", ma senza rendersi conto del fatto che fosse per me, per la parte razionale di me, mangerei eccome, come ho sempre fatto. A quel punto io provo a fargli capire che non riesco più a mangiare in perfetto orario e mangiare tanto o fare spuntini ad ogni ora e che preferirei se mi lasciasse un po' più tranquilla, di modo che quando ho fame mangio in tranquillità senza stress. Mi dispiace molto dirlo ma col suo modo di fare mi stressa tantissimo: non ho la tranquillità di mangiare quando voglio perchè vuole che ad un certo orario in cucina tutto sia sparecchiato ed in ordine e per questo motivo quando si avvicinano le 20.00 e so che lui sta per tornare da lavoro e si avvicina l'orario della cena, mi scatta un'ansia terribile che mi blocca ogni remota e possibile voglia di cenare. Mi fa piacere che si preoccupi per me e so che lo fa sempre, però non capisce (nonostante io più volte gli abbia detto apertamente, anche in modo piuttosto duro,che preferisco gestirmi orari e cibo come meglio credo) che che la mia fobia è un qualcosa di più radicato, che non dipende dalla mia volontà (purtroppo) e che quindi non si può curare né con un "mangia" nè forzandomi a mangiare ed a stare a tavola in momenti in cui non ho assolutamente fame o in cui addirittura ho un momento di panico da fobia.
Mia madre ha capito qualcosa di più rispetto a mio padre, in quanto più volte le ho detto di aver letto su internet, di essermi informata e di aver appreso che la mia fobia esiste ed ha un nome. La cosa l'ha stupita, in quanto non ne sapeva veramente nulla, e più volte mi ha chiesto cosa si potesse fare in merito. La cosa che apprezzo di lei è che cerca sempre un dialogo, quello che invece non sopporto è che con la sua apprensione spesso esagera le cose ed invece che aiutarmi mi stressa mille volte di più. Ha capito che il mio è un problema di stress e di ansia, in quanto ormai da anni alla base della mia vita ci sono un nervosismo e un senso di immobilità molto pesanti, legati soprattutto all'ambito università. Il fatto che ha capito questo è una cosa positiva, ovviamente, però non fa altro che domandarmi "cos'hai?", "perchè sei stressata?", "va tutto ok, cos'hai da essere in ansia?" e cose di questo tipo. Chiaramente tutte 'ste domande alle quali vorrei ma non posso rispondere mi infastidiscono enormemente, perchè sono inconcludenti ed io non posso fare altro che rispondere "se sapessi cos'ho potrei guarirmi".

Questa è all'incirca la situazione ed al momento sto valutando di provare a parlare con uno psicologo, anche mia mamma sarebbe dell'idea. Sono piuttosto testarda e individualista, e, siccome vedo che più o meno riesco a gestire il problema e impormi di vivere la mia vita come vorrei senza che la fobia decida per me, ho cercato fino ad ora di arrangiarmi e gestire ansia e paura da sola, ma mi rendo conto che forse parlare con chi ne sa più di me in termini psichici e medici potrebbe essermi d'aiuto. Sinceramente però dubito sul fatto che questa fobia sia legata a un trauma che è stato rimosso o qualcosa del genere. mi domando se sia davvero sempre così in tutti i casi. Voi cosa ne pensate? Qualcuno di voi ha esperienze in merito?

bacioni =)
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