Stamattina ero in libreria con mio fratello, mentre piangevo (interiormente) perché non potevo acquistare nemmeno una fotocopia venuta male, mi è letteralmente caduto in testa questo libro:
http://www.giampaoloperna.com/ita/artic ... 4&idart=12
Ho pensato subito al classico libretto che elenca le fobie più trite, mandate il loop in tv, sui giornali e sui libri del genere.
"Quanto ce scommetti che tanto non c'è?", ho detto a mio fratello sicura che tanto l'Emetofobia non ci fosse entrata manco de sfuggita, in quel libro.
E invece.
E invece eccola là, spiattellata in cima ad una pagina, come se fosse naturale che stesse lì appollaiata. Come se solo io l'avessi sempre considerata estranea alle altre fobie, o peggio, minore, indegna di stare in mezzo a quelle fobie accettate da tutti, mentre lei ha sempre saputo qual era il suo posto, alla faccia di chi la nasconde, lei esiste, ed è lì che deve stare, in mezzo alle fobie serie.
Mi veniva da piangere, effettivamente un po' j'ho dato de lacrimuccia, perché in quel momento mi sono resa conto di non averla mai letta così, scritta su carta stampata, scritta su carta da qualcun altro, non da me. Ma soprattutto perché era scritto tutto giusto, addirittura il medico ha messo in evidenza che tra l'Emetofobia e l'anoressia ci sono molte differenze e che quindi non sempre chi salta i pasti o mangia poco è anoressico. Insomma, non c'erano luoghi comuni, non c'erano errori. L'ha spiegata bene.
Dobbiamo ritenerci fieri di questa cosa, perché sono assolutamente certa che in quelle pagine ci siamo anche noi, tutti noi, che in questi anni abbiamo condiviso le nostre storie,i pianti, le teste sbattute al muro, abbiamo raccontato di quando ci siamo sentiti sbagliati, rotti, fallati, indegni, malati, pazzi e scannati, ma anche felici per i passettini o per i grandi salti fatti verso la tanto sognata normalità; per essere riusciti a fare cose che non pensavamo e quelle che non speravamo di fare mai più, ci siamo inorgogliti davanti allo specchio e congratulati con noi stessi perché alla fine siamo sopravvissuti ad una, cento, mille crisi. Sì, secondo me ci siamo anche noi là dentro, perché in questi anni abbiamo fatto tantissimo per aprire le vie della conoscenza.
Dobbiamo fare ancora tanto per sdoganarla, ma ci riusciremo. Magari un giorno scriveremo un nostro libro tutto dedicato ad una fobia che sì, ci ha addannato la vita, ma che in qualche modo ci è servita per capirci e anche un po' per perdonarci di essere semplicemente umani.
Se po' fa'.
Conciliate?
Il libro non l'ho comprato perché non avevo zinzi, ma ve lo dico subito: non parla SOLO di Emetofobia, parla della fobia in generale, quindi se volete prenderlo, sappiate che è un libro molto generale sulle patologie che finiscono in -fobia.


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