Adoro la sua musica..e ultimamente ha scritto anche questo libro: "La musica in testa" ...ho intenzione di leggerlo
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Qui ho messo alcuni passaggi che ho trovato su internet.. e devo dire che sono pienamente d'accordo con lui..
penso che questi discorsi valgano anche al di fuori dalla musica..
e a voi? piace? che ne pensate?
Molti mi hanno confessato di aver abbandonato lo studio della musica per il terrore di suonare in pubblico. Perchè si ha paura? Ora lo so. L’ho capito quel giorno. Si ha paura del giudizio(…).E’ normale avere paura, è un ‘ emozione che è giusto provare, perchè siamo esseri umani, fragili e insicuri, ma per questo vivi(…). Anche io, quando guardo il pianoforte da dietro le quinte e il concerto sta per iniziare, ho paura. Ma benedico quell’emozione! Significa che sono ancora sensibile, che sono vivo e che ho da raccontare in note l’essere umano che è in me. Quando poi sento che il pubblico è lì non per giudicare ma per emozionarsi , la paura svanisce e lascia il posto a un entusiasmo che spero di non perdere mai. Tutti gli artisti, di qualunque età e disciplina, sono individui speciali, dotati di sensibilità straordinaria. Vanno incoraggiati, coccolati , protetti, compresi, perchè anche fare una sola nota, un passo di danza, una pennellata, significa esporsi con coraggio e mettere in gioco se stessi. Ogni artista ha diritto ad un applauso!
"Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se è il nostro cuore a chiederlo. Mai temere di destabilizzare un sistema: è nella sua natura la necessità di cambiare. Ma soprattutto bisogna sempre trovare il coraggio di esporsi, di osare, di mettersi in gioco: è un dovere dell’artista!"
Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari.
L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce.
Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: <span>smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità.</span>
….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.





ma resto del mio parere: mi piace 

