Ieri sono andata dal Dr House. Come ogni volta che ci vado, mi dà degli spunti su cui ragionare a casa, e quelli che lui chiama compiti.
Ieri sono uscita dallo studio con una faccia simile a questa:
.Perché? Perché abbiamo parlato di "fughe", cioè di quando c'è una situazione particolare e noi scegliamo la fuga, sentendoci poi dei pezzenti poco dopo.
Non me l'ha fatta la domanda fatidica, però ci sono arrivata da sola: quante volte non sono fuggita e il momento di "panico" non mi è passato né in quella situazione né in quelle successive?
La risposta: sempre.
Ogni volta che mi sono detta "non devo fuggire, devo affrontare, devo resistere perché se no non lo supero mai" ho innescato una lotta con me stessa che non prevedeva fughe: mi sono ranzata la possibilità di scelta. Punto.
Praticamente, in quelle situazioni, mi sono autoeliminata tutte le possibilità tranne una: rimanere e fare la lotta con me stessa e la mia voglia di andare via.
Ora, lui non vuole che io dica questo, però mi domando perché e mi rispondo pure.
Ci sono vari perché.
1) Perché ho la convinzione che fuggendo non risolvo.
2) Perché fuggendo mi sento una fallita, una che fugge.
3) Perché nella vita non si può sempre fuggire.
4) Perché se affronti, superi.
Ma a queste 4 risposte posso mettere un punto interrogativo facendole diventare domande.
Perché ho la convizione che fuggendo non risolvo?
Non lo so, perché ho sempre cercato di affrontare le cose anche stando male e ogni volta sto male, quindi non è servito affrontarle ingaggiando la lotta con me stessa e con la paura. Non è servito a niente se ogni volta che si presenta la stessa situazione siamo da capo a 12. Quindi perché non fuggire? Perché le credenze sociali mi hanno inculcato che fuggire non ti fa risolvere le questioni.
Perché fuggendo mi sento una fallita, una che fugge?
Perché nonostante tutto voglio far vede ad un'autoimmagine di me che non rispecchia per nulla la mia natura. Perché sentirmi debole è quasi più brutto di stare male, o meglio, questo è quello che credo.
Perché non voglio fuggire per tutta la vita, anche se rimanere fa male fisicamente e moralmente.
Perché nella vita non si può sempre fuggire?
Perché...perché? Chi lo ha detto che nella vita non si può fuggire? Chi ci costringe a restare se stiamo male? Perché siamo moralmente obbligati a non fuggire se stiamo male? Sono altre domande, lo so.
Perché, se affronti, superi?
No. Ho affrontato mille cose che mi facevano paura, mille e più mille e ancora mi fanno una paura bestiale e non solo, puntualmente sto male ogni volta che le ho davanti. Le ho affrontate, ma non ho superato la paura e questo ha solo portato sofferenza fisica e poca soddisfazione morale.
Ovviamente non parlo delle grandi decisioni (per dire, avevo paura di cambiare casa, ma non ho scelto la strada della fuga perché sapevo che provando sarei stata meglio),parlo delle situazioni giornaliere, quelle che mettono agitazione e senso di perdita di controllo.
Ora mi chiedo se la prossima volta che mi capita di stare male io debba perseguire la via della fuga, perché a conti fatti, finora la fuga è l'unica possibilità che non mi sono mai data, costringendomi così ad una sola via e questa costrizione mi ha sempre fatto tanto male.
L'ho chiesto al Dr House e lui mi ha risposto che non devo innescare nessuna lotta con me stessa. Non so se considerarla un sì o un no, questa risposta.


)





