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Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

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Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » sab feb 05, 2011 6:58 pm

Mubarak lascia il vertice del partito
Si dimette anche tutto il vertice

IL CAIRO - Il presidente egiziano Honsi Mubarak si è dimesso dalla guida del suo Partito Nazionale Democratico. Lo riferisce la rete Al Jazeera. In precedenza i vertici del Pnd avevano a loro volta rassegnato le dimissioni, incluso il segretario generale, Safwat el-Sherif, fedelissimo del presidente, e il figlio del rais Gamal. Nuovo segretario generale è il prof. Hossam Badrawi, medico, già membro del direttivo del Pnd, ma vicino all'ala più liberale del movimento.

L'ATTACCO AL GASDOTTO - Ignoti «sabotatori» nella notte hanno fatto esplodere un gasdotto che attraversa il Sinai


L'esplosione (Reuters) settentrionale, in Egitto, e porta il gas a Israele. «Dei sabotatori hanno approfittato della situazione relativa alla sicurezza e e fatto esplodere il gasdotto», ha annunciato un corrispondente tv, aggiungendo che c'è stata una grande esplosione; il cronista ha accusato i «terroristi» dell'esplosione. Anche gli abitanti nell'area hanno riferito che c'è stata una grande esplosione e che ci sono fiamme nell'area di el-Arish, nel Sinai ma non ci sono morti o feriti. In seguito all'esplosione nel gasdotto, riferisce la televisione di stato egiziana, l'Egitto ha sospeso il flusso di gas verso Israele. Ma la radio israeliana ha rassicurato che l'esplosione al gasdotto che unisce Israele all'Egitto non ha danneggiato la conduttura. E che la sospensione del rifornimento, attuata dalle autorità del Cairo, è stato decisa a titolo precauzionale. L'emittente ha citato un fonte del consorzio che controlla le importazioni di gas, secondo cui l'esplosione non è avvenuta «nient'affatto vicino» al gasdotto. L'esercito ha già chiuso la principale fonte di approvvigionamento della conduttura e sta cercando di controllare gli incendi. L'Egitto fornisce quasi il 40% del gas naturale ad Israele e a dicembre quattro aziende israeliane hanno firmato contratti ventennali del valore di 7,7 miliardi di euro per importare il gas. L'Egitto è comunque un esportatore modesto di gas; e il gasdotto nel mirino riforniva tanto Israele che la Giordania.


Piazza Tahrir al Cairo (Epa) AL JAZEERA - Nel frattempo, mentre la «rivoluzione egiziana» entra nel suo dodicesimo giorno, i servizi di sicurezza egiziani hanno arrestato e poi rilasciato dopo alcune ore il direttore della sede di Al Jazeera al Cairo, Abdel Fattah Fayed, e il giornalista Mohammed Fawi. Venerdì la tv con sede a Doha aveva fatto sapere che un gruppo di ignoti si era introdotto nella redazione egiziana e aveva distrutto tutti gli equipaggiamenti.
Le autorità egiziane hanno già vietato dal 30 gennaio all'emittente araba di coprire le rivolte contro il presidente Hosni Mubarak e di lavorare in Egitto. Al Jazeera ha da sempre relazioni tese con il governo egiziano.
COPRIFUOCO - Per tutta la notte e sabato all'alba i dimostranti hanno sfidato ancora il coprifuoco a piazza Tahrir, diventata l'epicentro della rivolta al Cairo e ad Alessandria. Le proteste nel corso della notte sono state in generale pacifiche, ma al Jazeera ha riportato sabato mattina all'alba che la polizia ha sparato in aria nella piazza della capitale. Il coprifuoco era stato accorciato di tre ore, essendo diventato dalle 7 di sera alle 6 del mattino. Intanto è stato reso noto che Ahmad Mohamed Mahmoud, il giornalista egiziano morto venerdì a seguito delle ferite riportate una settimana fa mentre seguiva le proteste, è stato colpito da un proiettile sparato da un cecchino mentre stava filmando gli scontri tra polizia e dimostranti il 28 gennaio scorso.

ORDIGNO CONTRO UNA CHIESA - Un ordigno è esploso nei pressi di una chiesa nella località egiziana di Rafah, nel Sinai. Secondo fonti locali, citate dal sito egiziano "al-Youm al-Sabaa", la deflagrazione è avvenuta vicino la chiesa Mari Gerges, a poca distanza dall'ospedale locale e dal confine con la striscia di Gaza. Secondo il sito, i musulmani della città sono subito accorsi per aiutare i copti che si trovavano all'interno della chiesa al momento della deflagrazione. Nell'attacco non ci sarebbero stati feriti.

CLINTON - Il Medio Oriente sta attraversando una «tempesta perfetta» e i leader della regione devono rapidamnente avviare vere riforme democratiche altrimenti il rischio è di instabilità ancora maggiore, secondo il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. «La regione è scossa da una tempesta perfetta di potenti tendenze», ha detto Hillary Clinton durante il suo intervento alla conferenza internazionale sulla sicurezza in corso a Monaco di Baviera, «È questo che ha spinto i manifestanti nelle strade di Tunisi, del Cairo e di città in tutta la regione. Lo status quo semplicemente non è sostenibile».

MUBARAK - Anche dopo le dimissioni di Mubarak dal vertice del partito continuano trattative dietro le quinte tra l'amministrazione Obama e membri dei vertici militari e civili egiziani per un'uscita onorevole di scena per Honsi Mubarak, prende corpo l'ipotesi di una partenza per la Germania, per il checkup medico cui l'anziano presidente si sottopone regolarmente. Secondo indiscrezioni pubblicate dal New York Times le parti ormai hanno capito che l'unico modo di uscire dal pericoloso tunnel in cui è entrato il paese è allontanare Mubarak dal potere, anche senza far decadere subito ufficialmente la sua presidenza. Oltre all'ipotesi del viaggio in Germania, che si prolungherebbe nel tempo quindi soddisfacendo la principale richiesta delle opposizioni che a questo punto potrebbero iniziare a negoziare con il governo transitorio guidato da Omar Suleiman, viene presa in considerazione anche quella di un esilio in patria nella residenza di Sharm el Sheik del rais. L'obiettivo è quello di trovare un modo sostanziale, anche se non formale, di togliere a Mubarak il potere decisionale e fargli lasciare il palazzo presidenziale del Cairo, simbolo stesso del suo potere. Per disinnescare la tensione ad altissimo rischio in Egitto bisogna avviare al più presto i colloqui con le opposizioni per riformare in senso democratico costituzione e sistema politico, è il ragionamento che continuano a ripetere gli americani a Suleiman e agli altri vertici militari. «Niente di tutto questo potrà succedere se Mubarak rimane al centro del processo, ma non è necessario che lasci la presidenza in questo momento», spiega una fonte di Washington.


dopo 30 anni di dittatura e 12 giorni di proteste
senza contare che non è solo l'egitto ad essere in questo stato, mezzo nord africa è in fibrillazione, dalla tunisia (due settimane fa è stata data alle fiamme davanti al negozio dove lavoro un'auto di rappresentanza dell'ambiasciata tunisina che abbiamo a due passi da qui da due protestanti, per la serie non sono cose che sono poi così lontane da noi ;)) allo yemen
che idea vi siete fatti di quello che sta succedendo?
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » dom feb 06, 2011 8:28 pm

Mostra il petto e la polizia gli spara: video diventa simbolo protesta
(6 febbraio 2011)
Questo filmato è destinato a diventare uno dei simboli della rivolta popolare in Egitto: un giovane sfida le forze di sicurezza, disarmato. Si toglie la giacca, per mostrare il petto, in segno di sfida. Gli amici, la famiglia forse, lo richiamano, gli urlano di stare attento, di non esporsi. Troppo tardi: dopo qualche attimo di esitazione i poliziotti sparano. Colpito, il ragazzo cade a terra

Queste immagini sono, per diversi blogger, la causa dell'arresto di Ayman Mohyeldin, il corrispondente di Al Jazeera al Cairo arrestato qualche ora dopo aver lanciato su Twitter un appello a chi sapesse qualcosa di più sul fatto
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda Cos(t) » dom feb 06, 2011 9:05 pm

Amen.
Ok, per quanto mi riguarda, ne sto parlando più che altro con mio padre in questi giorni, e lui mi capisce anche quando dico qualcosa di incasinato (come in questo momento sono le mie opinioni sulla faccenda) perciò non ci provo neanche a spiegarmi :D
Però boh, era ora che se ne andasse.
Invece oggi pomeriggio ho visto un pezzo di talk show interessante, su rai storia se non erro, con Sallusti messo lì in mezzo a far da non dico cosa. E ad un certo punto si è parlato anche della faccenda in Egitto, visto che è sulle prime pagine di tutto il mondo, tranne che su quelle italiane, e lui ha tirato fuori la classica storia che deve pagare lo stipendio ai giornalisti e seguire le leggi di mercato e bla bla bla. Ma a parte questo.
Credo che il punto della cosa sia proprio che ultimamente stiamo così attenti a bungabunga e soci che stiamo perdendo di vista le "vere notizie" (passatemi il termine)
Cioè, il 50% dei miei compagni non sa neanche cosa sta succedendo.

Och, ho scritto qualcosa senza capo nè coda, lo so, ma oggi è tutto un trip mentale.
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » lun feb 07, 2011 12:36 pm

Cos(t) ha scritto:Però boh, era ora che se ne andasse.

dando ormai per scontato che se ne andrà, oggi o a settembre, il problema rimane il dopo mubarak
non a caso dall'occidente non arrivano altre che tiepide parole di commenti, nessuna presa di posizione netta, perchè mubarak alla fine ci è sempre andato bene in quanto ha garantito l'impermeabilità del governo alle infiltrazioni estremiste islamiche (e non è poco, ci manca solo un'altra polveriera a due passi da israele) nonchè una politica energetica decisamente a nostro favore

EDIT: PS:è l'editore che decide cosa sallusti debba scrivere o meno : asd :
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » mar feb 08, 2011 7:21 pm

dal corriere.it

Prove di dialogo del governo, ma il popolo della piazza non molla
Aumento di salari e pensioni. Promesse di libertà di stampa. Ma i dimostranti dicono: fuori Mubarak

MILANO - La rivolta popolare in Egitto entra nella terza settimana e il braccio di ferro tra il regime di Hosni Mubarak e gli oppositori non accenna a placarsi: le dimostrazioni continuano nonostante le concessioni del governo. Migliaia di persone, oltre 10.000 secondo alcuni testimoni, sono radunate intorno alla sede dell'Assemblea del Popolo (camera) ed altre migliaia intorno al palazzo della televisione di stato. Sventolano striscioni e bandiere su cui c'è scritto «Il popolo vuole fare cadere il regime». I manifestanti scandiscono: «Siamo il popolo, siamo il potere». «È stato annunciato un aumento dei salari. Provano ad ingannarci. È una bustarella politica per ridurre il popolo al silenzio», spiega in piazza aggiungendo che il «popolo non ha fiducia nel nuovo governo».
COMMISSIONI - Perché la protesta non perda la spinta propulsiva, il Movimento 6 aprile, promotore della prima gigantesca manifestazione, il 25 gennaio, ha convocato per oggi due manifestazioni, una a piazza Tahrir, un'altra dinanzi alla televisione di Stato egiziana, al Cairo. E intanto, il regime cerca di fare nuove concessioni. Lunedì l'esecutivo ha approvato un piano per aumentare gli stipendi del settore statale del 15 per cento è impegnato a spendere 6,5 miliardi di sterline egiziane (940 milioni di dollari) per aumentare le pensioni. Oggi il vicepresidente Omar Suleiman ha annunciato che sono pronti «un piano e un calendario per la transizione pacifica»., ha detto Suleiman, promettendo che le violenze nei confronti dei manifestanti finiranno e ricordando che Mubarak ha nominato una commissione per emendare la Costituzione e così rispondere alle richieste delle forze politiche. Il governo egiziano tenta di addomesticare la piazza con promesse democratiche, come l'ampliamento della libertà di stampa e la liberazione dei prigionieri di coscienza. La dimostrazione odierna sarà una prova della capacità della piazza di mantenere la pressione sul governo del Rais. Il rilascio del manager di Google, Wael Ghoneim, potrà galvanizzare la protesta.

IL POPOLO DI PIAZZA TAHRIR - Al Cairo i manifestanti hanno trascorso la notte accampati nella centrale Piazza Tahrir. Nonostante i tentativi di dialogo, nelle piazze della capitale e di altre città egiziane, si continua a chiedere a gran voce le dimissioni immediate del presidente Hosni Mubarak, uno dei punti su cui si sono arenati anche i colloqui tra il governo e i partiti di opposizione dei giorni scorsi. Nuovi incontri sono attesi per oggi. La richiesta di un suo immediato allontanamento non trova riscontro e tanto i Fratelli Musulmani, principale forza di opposizione, tanto il gruppo liberale dei Nasseriani hanno annunciato di non essere intenzionati a portare avanti il dialogo finché tutte le richieste della piazza non saranno soddisfatte. Le richieste dei manifestanti comprendono, oltre all'addio di Mubarak, una serie di riforme costituzionali, garanzie di una completa libertà di informazione e la fine dello stato d'emergenza. Intanto, Human Rights Watch ha diffuso un bilancio provvisorio dei primi 15 giorni di proteste, in cui si parla di 297 morti. Dati per ora non confermati dalle autorità egiziane.

La vita in piazza Tahrir

OBIETTIVO COMPLICATO - Il governo Usa ha ammesso che sarebbe «un obiettivo complicato» per l'Egitto organizzare e celebrare subito elezioni libere e credibili. Se il presidente, Hosni Mubarak, si dimettesse ora l'Egitto dovrebbe andare al voto nell'arco di 60 giorni, secondo quanto prevede la Costituzione egiziana; e questo porrebbe l'interrogativo se l'Egitto sia preparato ad organizzare elezioni regolari, se si tiene conto che nel passato furono «ben lontane dall'essere libere e imparziali», ha detto il portavoce dei Dipartimento di Stato, Philip Crowley che ha aggiunto. «C'è molta strada da fare per arrivare al momento in cui si possano celebrare elezioni libere e giuste, tanto per il Parlamento che per la Presidenza». Le parole di Crowley riflettono i timori dell'amministrazione Usa secondo cui, elezioni troppo ravvicinate, rischiano di assicurare una vittoria alla fratellanza Musulmana, l'unica opposizione sufficientemente organizzata dopo anni di regime, senza dare spazio alle altre voci.

TRANSIZIONE - Sembra quindi consolidarsi al momento al posizione del vice presidente dell'Egitto Omar Suleiman che sabato scorso è stato investito dal segretario di Stato americano Hillary Clinton a guidare la transizione dell'Egitto alla democrazia. Documenti di Wikileaks passati al Daily Telegraphgià rivelano che nel 2008 era il candidato preferito di Israele alla successione di Hosni Mubarak. Secondo quanto si apprende da questi documenti con lui i dirigenti dello stato ebraico parlavano quotidianamente attraverso una hotline segreta con il Cairo. Suleiman avrebbe suggerito che le truppe israeliane sarebbero state «benvenute» in Egitto per fermare il contrabbando di armi ai terroristi di Hamas a Gaza. E in quell'occasione, nel 2008 durante colloqui con esponenti americani, il vice presidente egiziano venne appunto citato come il candidato preferito. «Non c'è dubbio che in uno scenario per la successione non c'è candidato con cui Israele si trovi più a suo agio che con Suleimnan», si legge in una comunicazione dell'agosto 2008 di David Hacham, un alto funzinario del ministero della difesa israeliano all'ambasciata americana a Tel Aviv.


CASO FILLON - Intanto in Francia scoppia l'ennesimo scandalo sui rapporti tra i governi arabi e quello francese. Il primo ministro francese, Francois Fillon, ha infatti trascorso le vacanze di Natale in Egitto ed ha utilizzato un aereo «della flotta governativa egiziana» per recarsi da Assuan a Abu Simbel. Lo ha annunciato palazzo Matignon anticipando lo «scoop» che mercoledì sarà sul settimanale «Le Canard Enchainè», che già diede per primo notizia delle vacanze in Tunisia del ministro degli Esteri, Michele Alliot-Marie.
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » ven feb 11, 2011 6:14 pm

Egitto, Mubarak lascia
L'esercito: «Presto elezioni libere»
L'annuncio di Suleiman in televisione

MILANO - Il vicepresidente egiziano Omar Suleiman ha annunciato in televisione che il presidente Hosni Mubarak ha rinunciato al suo mandato presidenziale e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari dello stato.
SCONTRI NEL NORD - Nella mattinata gli scontri erano continuati. Almeno un migliaio di persone ha attaccato una caserma della polizia nel nord del Sinai, in località El Arish. C'è stato uno scontro a fuoco con la polizia: un manifestante è morto e venti sono rimasti feriti.

CASA BIANCA - Che la situazione fosse ancora in movimento era chiaro già da giovedì sera: la cessione delle deleghe al vicepresidente Omar Suleiman non era piaciuta alla Casa Bianca che ha parlato apertamente di «opportunità mancata», preoccupata per lo scetticismo con cui questa manovra potrebbe essere accolta dal popolo egiziano. La comunità internazionale ha lasciato intendere di temere un possibile colpo di Stato e ad alimentare ulteriormente le tensioni sono arrivate in mattinata le dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che parla della «fine del cammino delle potenze arroganti» che profetizza «un Medio Oriente senza il regime sionista e senza gli Usa». Ma l'esercito, dopo una lunga riunione del proprio Consiglio supremo, ha stabilito la fine dello stato di emergenza garantendo, una volta terminati i disordini, «il pacifico passaggio dei poteri ed elezioni libere».

«CI AVETE TRADITI» - Una posizione, quella espressa dalle forze armate, che non è piaciuta alla folla riunita davanti al palazzo presidenziale del Cairo: con il loro comunicato i militari hanno in sostanza deciso di appoggiare Mubarak, riconoscendone il trapasso di poteri al vice Suleiman e proponendosi come "garanti" del piano di riforme promesse dal rais. A molti manifestanti è sembrato un dietrofront, un tradimento del mandato a prendere in mano la situazione che di fatto la folla aveva consegnato ai militari. «Ci avete delusi, noi avevamo riposto in voi tutte le nostre speranze!», ha urlato un dimostrante, dopo aver strappato a un colonnello il microfono con cui questi aveva appena letto in piazza il documento diffuso anche dalla tv di Stato. «Mubarak va processato!», hanno urlato altri contestatori. «No, questo non è un colpo di Stato», cercava nel frattempo di replicare l'alto ufficiale, sottolineando che l'esercito non ha alcuna intenzione di prendere direttamente il potere, ma solo di garantire il rispetto della volontà popolare attraverso l'attuazione di un programma di riforme affidato ad autorità civili. Poi migliaia di manifestanti hanno lasciato piazza Tahrir dirigendosi verso il palazzo presidenziale, dove in mattinata è iniziata un'altra manifestazione spontanea.

«NON PERSEGUIREMO I CITTADINI» - «Non perseguiremo le persone oneste che hanno lottato contro la corruzione nel Paese - si legge nel comunicato diffuso dai vertici militari -. Alla luce dei recenti avvenimenti e del passaggio delle deleghe dal presidente al suo vice e nell'interesse della stabilità e della sicurezza del Paese, garantiamo la fine dello stato d'emergenza». I militari promettono inoltre che «si terranno elezioni presidenziali libere e che verranno eseguite le riforme costituzionali preannunciate». Le forze armate si impegnano a salvaguardare le «richieste legittime del popolo affinché vengano eseguite e ci sia un passaggio di poteri pacifico».

«L'ESERCITO SIA CON NOI» - Mohammed ElBaradei, uno dei leader dell'opposizione, ha espresso la propria posizione su Twitter: «Continuiamo a sperare che l'esercito venga dalla nostra parte. Tutta la nazione è per strada - ha scritto -. Per il regime il solo modo per venirne fuori è dimettersi. Il potere del popolo non può essere schiacciato, avremo la meglio». Le forze di opposizione sperano inoltre di poter processare Mubarak: «Non è importante per noi se sia ancora in patria o all'estero, l'importante è che venga processato per ciò che ha fatto all'Egitto» spiega Hamda Qandil, dirigente dell'Associazione per il cambiamento in Egitto guidata da ElBaradei.

POTERE AI MILITARI - Timori di un'escalation di forza per la successione al potere non erano arrivati solo dalla comunità internazionale. Il ministro delle Finanze egiziano, Samir Radwan, aveva dichiarato ad Al Arabiya che «se dovesse avvenire un colpo di Stato militare in Egitto in queste ore, sarebbe certamente un danno per tutti». Il timore era legato alle decisioni del Consiglio supremo delle forze armate che avrebbe potuto annunciare, come chiedevano i manifestanti di piazza Tahrir, che l'esercito assuma il potere. Una svolta autoritaria che avrebbe, almeno in questa fase, il consenso della piazza ma che lascerebbe aperte molte incognite sul futuro del Paese. Il Consiglio è stato riunito dal ministro della Difesa e vice premier, il maresciallo Mohammed Hussein Tantawi, e la riunione è stata definita come «seduta permanente». Il comunicato numero due, seguito a quello di giovedì in cui si affermava che «a sostegno delle legittime richieste del popolo» sarebbero stati «adottati provvedimenti per proteggere la Nazione», sembra ora scongiurare ogni svolta autoritaria.

GIORNALISTI ASSEDIATI - In questo contesto, tuttavia, risulta difficile avere anche informazioni precise sull'evolversi della situazione. Secondo l'emittente Al Jazeera, dalla scorsa notte i manifestanti impediscono anche ai giornalisti che si trovano all'interno della sede della tv di Stato egiziana di lasciare l'edificio. Intanto sul web sono state diffuse foto scattate questa mattina che mostrano la sede del Cairo degli studi della tv assediata dai manifestanti.
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda Cos(t) » ven feb 11, 2011 6:25 pm

A dire la verità io avevo capito che l'esercito si era ritirato neutralmente ed aveva promesso di non presentarsi alle elezioni : Blink : (no, non ho letto l'articolo : asd : )
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » ven feb 11, 2011 6:29 pm

ma sinceramente non ci sto capendo più niente neanche io
da quel poco che ho capito, ci dovrebbe essere un ulteriore annuncio da parte dell'esercito tra qualche ora : dunno :
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda Cos(t) » ven feb 11, 2011 6:36 pm

lolvut?! Ah, ma cheppalle, io spero che la cosa finisca in fretta.
Anche perchè quelli lì hanno l'esercito più potente di tutto il Medio Oriente, che i carri armati gli USA li fanno produrre a loro, insomma, mica cazzi.
Se gli favoriamo un'altra volta il colpo di stato come in Algeria siamo delle cacchette di coccinella OO
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » ven feb 11, 2011 6:40 pm

Cos(t) ha scritto:lolvut?! Ah, ma cheppalle, io spero che la cosa finisca in fretta.

manco il tempo di scriverlo, breaking news
Egitto, Mubarak in fuga. Esercito: elezioni libere
Immenso boato a piazza Tahrir. Bandiere egiziane e fantoccio presidente impiccato

ROMA - Il vicepresidente egiziano Omar Suleiman ha annunciato in televisione che il presidente Hosni Mubarak ha rinunciato al suo mandato presidenziale e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari dello stato.
La piazza Tahir ha accolto con un immenso boato l'annuncio.
Un tripudio di bandiere egiziane sventolate in piazza Tahrir con sottofondo dI fischi e grida di giubilo ha accolto l'annuncio delle dimissioni di Mubarak. Da un lampione viene agitato un fantoccio impiccato che era stato appeso gia' giorni fa.

IL DISCORSO DI SULEIMAN - Questo il testo integrale del breve discorso alla televisione di stato in cui il vice presidente egiziano Omar Suleiman ha annunciato le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. "Cittadini, in nome di Dio misericordioso, nella difficile situazione che l'Egitto sta attraversando, il presidente Hosni Mubarak ha deciso di dimettersi dal suo mandato e ha incaricato le forze armate di gestire gli affari del paese. Che Dio ci aiuti".

ESERCITO, GARANTIREMO PASSAGGIO POTERI, ELEZIONI - Il Consiglio supremo delle Forze Armate egiziane garantirà "il pacifico passaggio dei poteri" ed "elezioni libere" nel Paese. Lo sottolinea il comunicato n.2 dei militari dopo una riunione del Consiglio. I militari si fanno inoltre garanti - recita il comunicato - delle "riforme legislative e costituzionali" promesse dal presidente Hosni Mubarak. Il testo è stato letto alla Tv di Stato da uno speaker e uno da un portavoce dell'esercito. Il palazzo è presidiato all'esterno dai manifestanti, che hanno impedito l'accesso ad alcuni ospiti previsti nei programmi mattutini, e costringendo la Tv a scusarsi per le assenze.

Lo stato di emergenza verrà tolto in Egitto "una volta che saranno finiti i disordini". L'Esercito egiziano fa appello perché "si torni a una vita normale". Invitiamo "le persone nobili che hanno condannato la corruzione e chiedono le riforme", "a tornare a una vita normale", recita il comunicato.


non ci capisco niente, praticamente la notizia è uguale a quella di prima, solo che adesso è tutto ok? : asd :
cccccomunque, mubarak se n'è andato e adesso elezioni libere? immagino già usa e teheran che cominceranno coi loro intrallazzi : asd :
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