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Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » dom mar 20, 2011 1:52 pm

Cos(t) ha scritto:
gatto nero ha scritto:lo schifo del mondo occidentale

Che c'è comunque adesso.

e hai ragione
ma in quell'occasione si mischiò con l'accondiscendenza sionista, e sai quanto io parta in quarta in questo argomento :D
Cos(t) ha scritto:e Sarko dev'essere rieletto l'anno prossimo

più che le rielezioni, sarebbe interessante andare a spulciare gli interessi francesi in nord africa, non a caso l'impero coloniale francese comprendeva anche parte della libia
Wendy ha scritto: Si sta a guardare?

c'è stato un momento in cui pensavo lo facessero sul serio, di stare a guardare
gheddafi praticamente non lo vogliono neanche più la lega araba e la lega musulmana (sono state solo a chiedere l'intervento anche degli usa)
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » mer mar 23, 2011 12:06 pm

interessante questo articolo del corriere della sera
Così l'Alleanza ha sfiorato la rottura
Lo sfogo di Rasmussen contro Parigi e Berlino I sospetti sul «doppio gioco» di Washington

ROMA - «A questo punto non si capisce per quale motivo la Nato dovrebbe continuare ad esistere così com'è, con questo assetto, con una struttura così estesa e articolata nel comando, se poi i Paesi membri non sono intenzionati ad usarla. Se qualcuno di voi mi sa dare una risposta sono in attesa...».

Quando il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha pronunciato queste parole, alzando la voce e con un visibile intento provocatorio, mettendo addirittura in dubbio l'esistenza dell'organismo che presiede, la tensione è salita al massimo livello. Parole di fuoco, almeno per gli ambienti ovattati del quartiere generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles, dove raramente gli ambasciatori avevano assistito ad un simile sfogo.
È una delle istantanee di due giorni fa, quando nella riunione del Consiglio, mentre le Capitali europee continuavano a litigare su chi e come e quando dovesse gestire il comando delle operazioni in Libia, negli uffici di Boulevard Leopold III si è sfiorata una crisi senza precedenti. È stato a questo punto che gli ambasciatori di Francia e Germania hanno lasciato il tavolo, in segno di protesta e visibilmente scossi per le parole dell'ex premier danese.
Sino a quel punto Rasmussen non solo aveva fatto appello alla solidarietà alleata, ma aveva lanciato una serie precisa di accuse, perché ovviamente venissero riferite ai rispettivi governi. In primo luogo sui tempi: la Nato non è ancora pronta ad assumere il comando della Nfz (no-fly zone), ci vorranno ancora alcuni giorni (almeno tre) perché questo accada, ma non perché impreparata, o per colpa dei suoi pianificatori, ma per gli «artificial roadblocks» posti a livello politico.
E fra questi immotivati blocchi politici, con toni molto duri, il danese ha puntato l'indice, oltre che contro la Turchia (le cui resistenze sono cadute ieri), contro la Germania: «È inconcepibile che la nazione che ospita gli Awacs Nato sul proprio territorio e fornisce il 40% degli equipaggi non sia disposta a lasciare che l'Alleanza utilizzi tali mezzi»; e contro la Francia: «È inconcepibile che una Nazione recentemente rientrata nelle strutture di comando integrate della Nato oggi non voglia utilizzarle per un'operazione nella quale è già impegnata». In sostanza, per il danese e i suoi militari, un controsenso.

È stato questo il picco della crisi, picco in cui nella rete della diplomazia internazionale, nei report degli ambasciatori ai rispettivi governi, qualcuno si è cominciato a chiedere a che gioco stessero giocando gli Stati Uniti: davanti a Rasmussen infatti il rappresentante americano sosteneva le ragioni di Gran Bretagna e del comando Nato, ma di fatto, era il sospetto di molti a Bruxelles, a cominciare dal nostro ambasciatore, Riccardo Sessa, girato ovviamente alla Farnesina, alcune dinamiche deponevano per un gioco delle parti con i francesi.
Ieri mattina è arrivata la svolta: all'apparente indecisione americana si è sostituita una decisione netta e chiara. Al nostro ambasciatore a Washington, Giulio Terzi, vengono girati argomenti che sposano la tesi di Rasmussen: Washington si è convinta che la posizione francese è insostenibile, che troppi Paesi hanno difficoltà a partecipare alle operazioni senza una copertura Nato, che senza un comando unico si mette a rischio l'intera operazione.
Il comando dell'Alleanza, viene aggiunto alla Casa Bianca, potrebbe però essere assorbito in una struttura più ampia, secondo il modello Isaf seguito in Afghanistan, uno schema proposto dagli americani per superare le obiezioni di Parigi e di alcuni Paesi arabi. Poco dopo i colloqui di Terzi con gli americani, di cui alla Farnesina si prende atto con soddisfazione, alla Bbc alcune fonti di Downing Street confermano che il governo britannico sta lavorando a una mediazione per adottare una struttura di comando «ibrida», modello Isaf.
Oggi sapremo se la strada della mediazione in corso in queste ore ha trovato uno sbocco, come sembrava ieri sera. Di certo all'assetto operativo, dunque al passaggio della catena di comando dagli americani ad un organismo multilaterale, si arriverà in tempi non rapidissimi. A Bruxelles infatti, ancora ieri, si diceva che un'assunzione piena di responsabilità per garantire la cosiddetta Nfz-plus (in grado di proteggere effettivamente i civili libici), cosa che prevede un'ulteriore riscrittura dei piani operativi, richiederà almeno 48-72 ore.
In ogni caso ormai la strada sembra tracciata e un rallentamento ulteriore del coinvolgimento pieno della Nato non appare più possibile, significherebbe «erodere alle fondamenta il senso stesso dell'Alleanza», sosteneva due giorni fa Rasmussen mentre gridava contro gli ambasciatori di Turchia, Francia e Germania. Oltre che a Boulevard Leopold III, ieri sera, c'erano ragioni per brindare anche a Palazzo Chigi e alla Farnesina: dopo lo smacco subito da parte di Sarkozy, con l'inizio di operazioni belliche non comunicate agli alleati, l'Italia sta per prendersi la sua piccola rivincita.
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » sab mar 26, 2011 2:09 pm

imao, la polveriera più grande potrebbe essere lo yemen
In migliaia nelle piazze di Yemen e Siria
A Samnin la polizia spara: 20 le vittime
Anche a Sanaa, interviene l'esercito. Proteste a Damasco, a Daraa bruciata la statua dell'ex presidente Assad

MILANO - Ancora una giornata di alta tensione in Medio Oriente. In migliaia sono scesi nelle piazze della Siria, dello Yemen e della Giordania per protestare contro i rispettivi regimi. Proprio mentre a Bruxelles il vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue esprime preoccupazione per la crisi nei due Paesi e nel Bahrein, la rivolta continua ad allargarsi. In Siria, in particolare, si registra un nuovo bagno di sangue: le forze di sicurezza, secondo il resoconto di Al Arabiya, hanno aperto il fuoco contro i manifestanti a Samnin, località nei pressi di Daraa, nel sud della Siria ed epicentro delle proteste anti-regime. E si parla di almeno 20 vittime che facevano parte di un gruppo di manifestanti diretto nella cittadina principale per prendere parte alla protesta collettiva. E proprio a Daraa, mentre alcune persone hanno appiccato il fuoco alla statua dell'ex presidente Hafez al Assad, la polizia avrebbe ucciso un altro manifestante, secondo il racconto di Al Jazeera. La stessa emittente ha citato anche un secondo bilancio, fornito dai manifestanti, secondo cui i morti sarebbero due a cui si aggiungono una decina di feriti.


SIRIA- Migliaia di persone si sono erano riunite già in mattinata nel centro di Daraa, teatro delle più massicce proteste anti-governative. Al termine della preghiera del venerdì sono stati intonati slogan per «la libertà» e per «vendicare il sangue dei martiri». A riferirli sono stati testimoni oculari citati da attivisti siriani che trasmettono su Twitter. Fonti mediche locali riferiscono che in una settimana sono morte a Daraa oltre 40 persone, ma il conto non tiene conto delle vittime di questo venerdì nero. Le proteste intanto si sono accese anche in altre città. A partire da Damasco, dove almeno 200 persone hanno tentato di sfilare in centro a sostegno dei manifestanti di Deraa. Le forze di sicurezza, tuttavia, sono subito intervenute per interrompere il corteo che intonava «Sacrifichiamo il nostro sangue, la nostra anima per te, Daraa». Decine di manifestanti sono stati arrestati. E a Samnin, come riportato sopra, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i manifestanti causando diverse vittime. Proteste anche a Homs, nell'ovest del Paese, dove i manifestanti in piazza cantano «Il popolo vuole la caduta del governatore!».


YEMEN - Altro fronte, lo Yemen. I dimostranti anti-regime - decine di migliaia scrive la Bbc online - si sono riuniti per una grande protesta nella mattinata di venerdì nella capitale Sanaa. L'esercito governativo è intervenuto sparando colpi in aria per tenerli a distanza dai sostenitori del presidente Ali Abdullah Saleh, anche loro scesi in piazza. Sempre secondo la Bbc, le ambasciate stanno evacuando il loro personale e i voli per lasciare la capitale sono pieni. Saleh, al potere da 32, anni, si è detto pronto ad abbandonare il potere entro un anno, ma i dimostranti chiedono le dimissioni immediate. L'opposizione pretende anche una nuova Costituzione, le dimissioni del governo e lo scioglimento dei servizi di sicurezza interna. Le proteste durano da circa un mese e hanno conosciuto un'escalation di violenza. Venerdì scorso circa 50 persone sono state uccise da colpi d'arma da fuoco a Sanaa.


GIORDANIA - Anche in Giordania è stato un venerdì di scontri e nei tafferugli nella capitale Amman tra dimostranti riformisti, guidati dagli studenti, e i fedelisimi di re Abdallah si è registrato un bilancio di almeno un morto e oltre 100 feriti. La vittima, Khairy Saad Jamil, 57 anni, è morto all'ospedale principe Hamzeh della capitale . Secondo il figlio Amer è stato ferito a morte dalla polizia a colpi di manganello davanti al ministero dell'Interno. Inoltre, sempre secondo la testimonianza del giovane, il padre era un semplice passante e la polizia lo ha scambiato per un manifestante.
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » mar apr 26, 2011 12:13 pm

a quanto pare si è deciso per un ruolo più attivo nell'affare libico...
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » ven mag 20, 2011 10:57 pm

lo sguardo comincia a spostarsi anche sulla siria
anche se dubito che si abbiano veramente le palle per intervenire là
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Re: Egitto, Mubarak prossimo a lasciare il paese

Messaggioda gatto nero » sab mag 28, 2011 4:55 pm

Ragazzo torturato in Siria, l'opposizione; in piazza

Sarebbe stato anche evirato il ragazzino siriano, originario della regione meridionale di Daraa, morto «sotto tortura inflittagli dai servizi di sicurezza» di Damasco e il cui corpo è stato consegnato alla famiglia mercoledì scorso, dopo che era stato dichiarato scomparso il 29 aprile.

La tv al Jazeera, che ieri aveva mostrato parte delle crude immagini della salma di Hamza al Khatib (14 anni), di Jiza, nei pressi di Daraa, ha oggi riproposto il video «girato dai familiari» nel quale si vede il corpo martoriato di un adolescente con evidenti segni di percosse, ustioni, ferite.

All'altezza del ventre un telo bianco sporco di sangue copre i genitali e il commentatore tv delle immagini afferma che il giovane siriano è stato evirato durante le torture subite.

Sui social network, dissidenti e oppositori siriani hanno oggi invocato nuove manifestazioni anti-regime oggi in tutta la Siria «per ricordare il giovane martire Hamza Khatib».

dopo libia tunisia ed egitto, yemen e siria saranno i prossimi
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