da Bolljcjna » sab ott 29, 2011 11:03 am
Grazie Eldri.
Per AKI
Personalmente, nel mese successivo agli attacchi di panico, ho davvero smesso di mangiare e il mio terrore, avallato dalle persone che mi davano dell'anoressica, era proprio quello di cadere in un circolo vizioso.
Allora ho ricominciato a mangiare esattamente cone una malata cioè: sbriciolavo una fetta biscottata e mangiavo le mollichine sciogliendole in bocca, poi un cucchiaino di pastina. ecc...
Inizialmente ho assecondato (ma non troppo) la mia voglia di non mangiare.
Mi sono resa conto che forzarmi, mi faceva stare più male. Però è anche vero che cedere non è un bene.
Quindi ho scelto una via di mezzo.
Ho iniziato con due maccheroni, che seppur con la forza, non ti causano un malessere pazzesco, poi con 4 e così via. Prima tutto in bianco e pian piano con i vari condimenti.
La psicoterapia mi ha comunque aiutata moltissimo. Questo non posso negarlo, ma ci ho messo anche un bel pò di volontà.
Non sai quante volte piangevo davanti ad un bel piatto di lasagne, sentendomi un'incapace ma non riuscendo a mangiare. E mi chiedevo perchè proprio a me.
Ma mi sono rimboccata le maniche.
C'è da dire che per costituzione del mio nucleo familiare, sono anche un pò svantaggiata per quanto riguarda la cena.
Mio padre ha sempre lavorato la sera essendo un fotografo teatrale, quindi in famiglia, non abbiamo mai avuto degli orari serali. Quando avevamo fame si mangiava e questo ha contribuito ad una diseducazione alimentare. Il mio terapeuta mi ha consigliato due strade:
1) cercare di "crearmi" un'abitudine. Quindi scegliere un orario e cucinarmi la cena. Inizialmente certo si fa un pò di fatica ma pian piano lo stomaco si abituerà ad avere fame a quell'ora e quindi nel giro di qualche mese, potrei riprendere a fare la cena come il resto del mondo.
2) continuare a mangiare quando ho fame, ma in questo modo dovrei accontentarmi di saltare magari un appuntamento al ristorante con gli amici perchè questo mi mette ansia.
Ciò implicherebbe un confronto con l'esterno abbastanza duro risultando "diversa" dagli altri.
In entrambi i casi però, il mio terapeuta mi consiglia di vivere la cosa tranquillamente. Cioè, nessuna delle due ipotesi è giusta o sbagliata. Il punto è scegliere quella che mi calza meglio senza sentirmi obbligata a consumare una cena (purchè si facciano comunque dei pasti e si introducano le calorie giuste), tantomeno sentendomi in colpa o diversa se io la sera faccio fatica a cenare.
La scelta non è semplice ma l'importante secondo me è sapere la strada.