Mi chiamo Barbara e sono emetofobica da 10 anni. Dall'inizio di quest'anno la mia vita è cambiata parecchio..... nuova casa, nuovo lavoro e nuovo compagno
come già si sa, i cambiamenti per noi sono sempre difficili.... ma mi sono fatta coraggio! Voglio arrivare al punto: il mio compagno è una persona splendita, con la quale si può ridere e scherzare, essere dolci o arrabbiarsi... ma mi chiedevo, POSSO ANCHE RACCONTARGLI TUTTO? Ovviamente la paura che lui potesse scappare a gambe levate era alta, ma visto che non siamo una coppietta che si vede due ore al giorno, ma viviamo assieme, ho deciso di essere sincera e dopo “qualche” settimana di dubbio e difficoltà nel spiegare questa cosa, mi sono fatta coraggio! Pensate un po', non ha capito.... ma è ancora con me, anzi più di prima. E si è impegnato a capire che cos'è l'emetofobia e cosa significa per me. Cosi una sera, guardando tra i siti internet che parlano di questa fobia siamo capitati su una pagina tedesca (germania) e abbiamo scoperto che sono più avanti di noi. Mi hanno fatto pensare per la prima volta che l'emetofobia non riguarda solo me ma anche chi mi sta attorno. Cosi, grazie al mio compagno dal quale è partita l'idea, ci siamo permessi di tradurre il testo che segue.
Vi auguro una buona lettura e spero di cuore che possa esservi di aiuto!
Consigli per i parenti e amici di noi emetofobici
il fatto che il tuo amico/parente emetofobico ti abbia affidato questo suo segreto, dimostra che ha grande fiducia in te. Ciò comporta che da una parte sei una persona molto importante per lui/lei ma comporta anche una grande responsabilità. A questo punto potresti ritrovarti anche impotente e spaesato.
Ci siamo impegnati, raccogliendo testimonianze da tanti emetofobici, a trovare alcuni consigli per darti un po' di supporto e fare luce in questo caos di pensieri. La cosa più difficile per te in questa situazione è: da una parte non devi toccare l'emetofobico con i guanti o trattarlo diversamente da prima, dall'altra parte dovresti avere più riguardo verso di lui. Sembra un compito difficile! Ma non arrenderti subito. Anche l'emo ( nostro nomignolo per l'emetofobia e gli emetofobici ) non si arrende. Lui ha fatto un grande passo in avanti parlando con te del suo problema. Anche lui ha paura di cambiamenti che potrebbero arrivare ora. Prendetevi per mano e seguita questa strada insieme perché solo insieme si è forti! Per capire meglio questa fobia vi consigliamo di leggere attentamente questo sito:
Forse già cosi tante domande troveranno una risposta.
1)è molto importante prendere sul serio gli emo e la loro fobia. Frasi e consigli spontanei come “anche io ho paura di vomitare” o “non comportarti come un bambino, fai un po' l'adulto” un emo le ha già sentite troppe volte e lo feriscono perché l'emo non ha “solo” paura e non si comporta in un determinato modo per capriccio. Se l'emo fosse capace di controlarsi, lo farebbe!
2)Il fatto che il tuo amico/parente è un emo non fa di lui una persona stupida. È perfettamente consapevole che la sua paura è irrazionale. Il fatto che comunque, nonostante questa consapevolezza, lui ha ancora paura comporta questa malattia. Consigli come :”dovresti solo vomitare una volta per capire che non c'è niente di male” o “ma ripigliati” provocano nel bambino-emo una grande paura e la sensazione di non essere normale e di non venire amato, proprio perché è diverso. Un emo adulto invece si sente preso in giro perché è ben consapevole che la sua paura è irrazionale.
APPROPOSITO: lo sapevi che quasi nessun emo è guarito vomitando??
3)spesso viene dimenticato da amici o parenti che l'emetofobia non è una malattia che viene di tanto in tanto. L'emetofobia è sempre presente, anche se a volte potrebbe sembrare che l'emo sta bene e/o non lo da a vedere. Pensare che l'emetofobia stia facendo una pausa perché l'amico emo viene con te in discoteca o viene a cena fuori con te è uno sbaglio. Molto più può significare che l'emo sta avendo un periodo di forza e sta combattendo coscientemente contro la fobia per tenere a bada il panico. Questo momento di forza è per te un ottima occasione per motivarlo a uscire dalle sue quattro mura.
4)È molto importante parlare fra di voi dei vostri sentimenti e delle vostre paure, solo cosi potete capirvi profondamente e di “smontare” le paure che eventualmente potrebbero insorgere fra di voi. Forse, per esempio, non hai mai capito perché il tuo amico emo non è mai uscito a cena con te. E lui invece andava ogni volta in panico quando tu per abitudine dopo aver mangiato dici: “ che mangiata, sto quasi male...” non capendo che per te è un semplice modo di dire e che non stai per stare male. Questo è un altro punto importante: pensa a quello che dici! Commenti come: “che nausea” o “che pancia piena“ scatenano spesso grande panico in un emo.
5)Di solito gli emo fanno fatica a mangiare in pubblico viste le loro strane abitudini riguardo al cibo. Per un “nonsapente” potrebbe sembrare che un emo stia giocando con il cibo. In realtà lo sta ispezionando. Controlla per esempio che la carne sia ben cotta ( paura della Salmonella) ma anche ogni altro cibo in cerca di muffa o impurità. Alcuni emo evitano del tutto tipi di cibo propensi alla Salmonella come per esempio la maionese, le uova, la carne, il pesce, il gelato... Altri ancora mangiano porzioni molto piccole per paura della sensazione di mangiare troppo e per questo di dover vomitare. Con questo atteggiamento, nel corso degli anni molti di loro hanno sviluppato un “blocco verso il cibo” e veramente non riescono più a mangiare porzioni più grandi, anche se nel piatto avanzano solo tre spaghetti che tu riusciresti a finire tranquillamente. Giornalmente l'emo viene giudicato per il suo “particolare” comportamento verso il cibo e paragonato a bulimici (!) o anoressici. Commenti come: “se mangi così poco non sarai mai in forze” o “questi tre spaghetti riuscirai ben ancora a mangiarli” gli danno ormai veramente sui nervi. Prova invece a divertirti insieme a lui che proprio l'ultimo boccone proprio non ci sta più.
6)Spesso succede che gli emo vengono visti da persone esterne come strani: spesso hanno dei comportamenti veramente strambi. Se l'emo ha la tendenza ad essere pigro, un attacco di panico (scatenato per esempio da un collega che dice “non mi sento bene”) può farlo mutare da un secondo all'altro in una persona molto attiva. Come per miracolo si offre di andare a fare fotocopie per tutto l'ufficio oppure va al bar per un'altra pausa caffè anche se da li è appena tornato. Altrettanto potrebbe aver sviluppato degli strani rituali per combattere i suoi attacchi di panico che ad una persona estranea potrebbe sembrare strano.; come per esempio correre su e giù per i corridoi, girarsi i capelli fra le dita, stringere i pugni o semplicemente incomincia a fischiettare, canticchiare o ridere ( per non sentire eventuali rumori ). questi metodi per contrastare gli attacchi di panico sono importanti per l'emo, visto che sono l'unico sostegno che hanno.
7)Chiedi semplicemente al tuo emo come comportarti durante un attacco di panico. Tanti emo non vorrebbero essere toccati durante un acuto stato di panico, altri invece ne hanno bisogno. Chiarimenti portano a non sbagliare. Non prendere le reazioni di un emo durante un attacco di panico in modo personale, anche se dovesse alzare la voce con te o urlarti contro. Spesso ha solo bisogno delle sue libertà e del suo spazio dove ritirarsi come per esempio la possibilità di dormire sul divano se tu hai il virus intestinale. Una parola in confidenza: se tu dovessi veramente sentirti male staresti sicuramente meglio a non avere l'emo vicino a te.
8)Purtroppo non esiste la ricetta per cambiare o guarire l'emo. Nonostante questo puoi aiutare il tuo emo ad affrontare meglio la fobofobia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Fobofobia).Puoi influire in modo importante come alleato a combattere la paura della paura. Per esempio, l'emo sa di poter contare su di te e in caso di emergenza chiederti favori particolari senza che tu rida di lui, lo credi matto oppure cerchi con buone intenzioni di portarlo a fare qualcosa che lui proprio non vorrebbe, per esempio provare a convincerlo che è da pazzi tornare a casa a piedi per tre chilometri in piena notte solo perché un ubriaco vuole salire in macchina con voi. Sapere che può fidarsi di te, che lo capisci senza ridere di lui è per l'emo un grande supporto.
9)Non sei un terapeuta o un esperto! Non prendere iniziative di terapia nelle quali provi a guarire l'emo. Rimanigli amico e dagli supporto nella sua quotidianità in modo da dargli sicurezza. Non provare a guarire la sua fobia con qualche trucchetto pericoloso. Altrettanto evita di farti portare da lui nel ruolo del suo terapeuta o della persona che gli toglierà ogni difficoltà dal suo cammino.
10)Non costringere mai l'emo ad un confronto forzato! Come dice già la parola, lo forzi a fare qualcosa che lui (ancora) non vuole. Questo comporta più danni che risultati e in più rompe la fiducia tra te e l'emo. Non tradire questa sua fiducia provando a confrontarlo direttamente con il vomito o provando a far vomitare lui stesso. Ciò che invece puoi fare è parlare apertamente con l'emo di confrontazioni dirette, chiedergli cosa ne pensa o se ci ha mai pensato.
A PROPOSITO: sapevate che ogni emo nella sua vita ha già riflettuto sul confronto diretto? Perfino i bambini pensano: cosa succederebbe se......
11)ora ovviamente si potrebbe pensare che gli emo siano fragili come un uovo crudo. Ma cosi come l'emo detesta le uova crude, cosi detesta anche essere trattato come tale. Qui puoi entrare in gioco tu, provando a far uscire l'emo dalle sue quattro mura dandogli supporto e fiducia senza forzarlo o prendere un NO in modo personale. TU sei importante per l'emo. Un emo ci pensa almeno 10 volte prima di affidare a qualcuno il suo segreto. Ha scelto TE. Anche se per te può sembrare tutto caotico, non infilare la testa nella sabbia! Non dimenticarti però nemmeno di te stesso cercando di adattarti al suo stile di vita evitandogli ogni tipo di problema. Questo non è di aiuto a nessuno dei due. Provate a condurre una vita “normale” nella quale si può parlare apertamente delle proprie paure.
BUONA FORTUNA


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