Non so come cominciare... presentandomi, magari? Ho scelto un nome fittizio diverso dal nickname con cui sono più "nota" in rete perché sì, mi vergogno delle mie fobie. E sì, mi vergogno dell'emetofobia.
Dall'alto delle mia presunzione non mi sento una malata grave. Ho letto parecchie testimonianze, mi sono informata e teoricamente io non sarei grave. Ho ancora una vita normale. Esco, mangio, vivo. In teoria.
Ma andiamo con ordine. Ho ventuno anni e soffro di emetofobia da sempre, credo. Ho cercato di capire perché diavolo nasca in me questa paura che mi provoca spesso reazioni e altre fobie idiote e non sono giunta a nulla di concreto, se non a una somma di concause.
Da piccolissima ho sofferto molto di tonsilliti. Ogni due settimane ero malata, dovevo prendere l'antibiotico -uno sciroppo bianco nauseante- che puntualmente mi provocava il vomito. All'età di sette anni finalmente me le levarono.
Ricordo precisamente che i dottori dissero a mia madre "è normale che la bambina vomiti, stia attenta che non ci sia sangue". Bene, credo fu la prima volta in cui repressi lo stimolo. So solo che la prospettiva del sangue mi faceva rabbrividire. Quando accadde, perché accadde, nascosi a tutti l'accaduto. Insomma, a mio rischio e pericolo, non dissi nulla. Me ne vergognavo, ecco.
Credo che a sette anni io abbia veramente raggiunto un grado di consapevolezza tale da permettermi la totale padronanza degli stimoli. Crescendo ho sviluppato uno stomaco di ferro, anche in reazione a quello che invece accadeva a mia sorella.
Da piccola lei soffriva di frequenti emicranie, dovute alla crescita, che le provocavano continuamente il vomito. Immaginate: dormivamo in stanza assieme. Avevo il terrore che vomitasse sul pavimento. Che sporcasse le mie coperte. Solo udire i suoi conati mi faceva piangere.
Lei inoltre soffriva anche il mal d'auto. I viaggi erano un incubo. Ricordo una gita in montagna, io sulla giostre da sola e mio padre a pulire la macchina, mentre mia madre reggeva la testa a mia sorella. Io sentivo di odiarla ogni volta di più ad ogni suo malessere. Indipendentemente dal fatto che ne fossi gelosa, non sopportavo vederla e sentirla star male, ma non perché soffrissi per lei, ma perché avevo paura che potesse contagiarmi o sporcarmi!
Un'altra volta mi nascosi nell'armadio tutta la notte, pur di non sentirla. Avevo circa otto-nove anni. Quando mia madre mi trovò a piangere silenziosamente non si preoccupò minimamente di rassicurarmi, anzi. Mi sgridò, dicendomi che ero un'egoista, che dovevo preoccuparmi per mia sorella, che dovevo smetterla di fare scenate.
Di scene del genere ne potrei raccontare a centinaia, sarebbe il solito copione. E' successo anche a scuola. Ho evitato di sfiorare una mia amica per molto tempo, e solo perché aveva vomitato in classe, davanti ai miei occhi.
La paura di vomitare mi ha poi causato altre paure e repulsioni ridicole. Ad esempio, non posso tollerare gli agrumi -eccetto il limone e l'arancia, ma solo in forma di succo-, perché sono stata costretta a mangiarli quando avevo la nausea... capite, è ridicolo. Mi fanno schifo le bucce della frutta! Mangio raramente la frutta e non quella che mi sporca le mani perché le bucce mi fanno schifo, non posso guardarle, mi ricordano... il vomito, appunto. Mi ricordano qualcosa che è uno scarto della natura.
Tuttavia la svolta nella mia storia si ha in corrispondenza dell'ultima occasione in cui ho rimesso. Non credo conti molto come sia arrivata a vomitare (indigestione fatta dopo un compleanno, aggravata dal virus gastrointestinale), ma l'immagine che ho impressa nella mente. Ci sono io, a dieci anni, con la testa china sul water ocra scuro a vomitare l'anima.
Non riuscivo più a togliermi il sapore di bocca. Avrò lavato i denti almeno venti volte quella notte, inutilmente.
Mentre stavo male mi sono ripetuta "mai più, mai più, mai più". E ho mantenuto la promessa: sono passati undici anni. Undici anni senza mai vomitare.
I primi tempi sono stati duri. Dopo essere stata male così tanto, ad esempio, ho smesso di usare il water in cui avevo rimesso, scegliendo sempre quello del secondo bagno.
Poi, crescendo, le cose sono cambiate. Ho imparato a gestire parzialmente la mia paura, perché è inevitabile, è ineluttabile, bisogna farlo, se si vuole vivere in società appieno.
Intanto abbiamo cambiato casa. E' migliorato il rapporto con mia sorella -anche con la sua fine delle sue emicranie, eh.
Le bucce e i rifiuti hanno cominciato a farmi un po' meno senso. Lavorare come cameriera in un mese estivo, nell'estate della quarta liceo, mi ha aiutata. Riesco anche a sporcarmi le mani, se necessario. Certo, poi le lavo diecimila volte, ma ce la faccio.
Eppure, puntualmente, insieme alle mie millemila manie, ritorna a fasi alterne, e magari meno intense del passato, l'emetofobia.
Tre settimane fa mia sorella è stata male. Ha vomitato... due volte a casa, in bagno e senza sporcare, eh. Ha preso la gastroenterite. Ebbene, ho passato una notte insonne, con i tappi nelle orecchie, rintanata sotto le coperte a sperare che non sporcasse. Anzi, meglio, senza che lei se ne accorgesse, ho disposto gli oggetti nella camera in modo che potesse scappare in bagno il più in fretta possibile. Ho assunto farmaci per prevenire il contagio.
Eppure. Eppure anche se riconosco questi limiti, non mi vedo così grave.
Sono riuscita a cambiare e pulire il bimbo che aveva vomitato mentre gli facevo da babysitter -con una molletta sul naso, certo, ma perlomeno ci sono riuscita. Ho soccorso un amico che vomitava dopo una festa. Ho imparato a prevenire i rigurgiti di un neonato di 9 mesi.
E' come se avessi deciso di combattere la paura prevenendo il vomito. Ma io mangio, eh. Ho uno stomaco forte, non ho problemi a ingurgitare cibo, non ho nemmeno problemi di linea! Mangio fritti, salati, grassi. Mangio.
E prevengo il problema.
Quando i miei genitori si sono ammalati di gastroenterite, sono sparita. Ho tenuto aperte le finestre in pieno gennaio, per purificare l'aria. Io, così freddolosa. Quando invece lo stimolo viene a me per colpa dei frequenti svenimenti in concomitanza del primo giorno di ciclo mestruale, se non ho provveduto a placare le contrazioni uterine con il b******, provo a domare il dolore addominale. E se non ci riesco trangugio cucchiaiate di bicarbonato, bevendo poi litri e litri di camomilla. E se svengo, pace. Se svengo di solito mi passa la nausea.
Ora, io sono conscia di essere un soggetto ansiogeno. Controllo dieci volte che la porta sia chiusa, contando giusto giusto le dieci volte tassative. Controllo il gas allo stesso modo. Il freno a mano della macchina idem.
Faccio anche fatica a gestire la paura, soprattutto durante gli esami universitari, però mi sforzo per farlo.
In compenso ho un rapporto pessimo con gli uomini. Benché io sia attraente, e ne sia conscia, non riesco a gestire una relazione. Non sono sicura di me stessa. Non sono sicura di voler essere rinchiusa. Le relazioni mi provocano un senso di nausea, oppressione.
Sono cresciuta con l'idea di dover essere sempre la più brava, la più bella, la più studiosa.
Sono oggettivamente una "brava ragazza". Ho dei principi. Ho una morale mia, personale. Credo in Cristo, ma non nella Chiesa. Amo gli animali. Scrivo tanto in via del tutto amatoriale, ottenendo però anche la pubblicazione di due miei racconti brevi.
E allora perché ho paura dei miei stimoli? Perché ho paura delle malattie? Perché ho paura di vomitare, santo cielo, se razionalmente sono consapevole di quanto sia ridicola la mia presa di posizione?
Ho bisogno di aiuto per capire e capirmi.
Questa confessione-fiume mi ha fatto bene.
Grazie a tutti e scusate per la lunghezza del topic.
Un bacio
PS: Le sviste grammaticali ci sono di sicuro. Sono le due e mezza di notte, perdonatemi.





e non preoccuparti degli errori grammaticali:sapessi quanti ne faccio per scrivere in fretta!!!!!!
