Per chi non la vede: c'è questa hair stylist bionda ossigenata che va in giro per l'America a resuscitare saloni di parrucchieri ormai alla deriva. Lei è mitica, soprattutto quando dice "Sono Tabatha e adesso subentro io". Mi fa impazzire, è tipo una Gordon Ramsay per i parrucchieri.
Be', in una puntata lei va in un salone sito in un quartiere gay di New York (se non erro). Mbe', il proprietario, insieme alla sua cricca di parrucchieri, ha imposto la regola che nel salone non entrano donne. Chi di voi vede la trasmissione mi confermerà lo sguardo di questo stronzetto quando dice "no alle donne nel salone". Al che, Tabatha, saputa la cosa, s'incazza e cerca di fargli cambiare idea: a) perché è stupido tagliare capelli solo agli uomini, perdi soldi; b) perché è una discriminazione evidente, solo che viene chiamata con un altro nome: scelta.
Il barbiere di mio fratello non ha problemi a tagliare capelli alle donne, anzi, ci guadagna di più, anche se il locale è per uomini.
Non è la prima volta che sento, vedo, leggo discriminazioni sessuali partire da gay uomini contro le donne.
Poco tempo fa un mio amico s'è azzuffato con un'amica comune perché lui diceva che le donne non vanno bene per gli uomini, ma solo per fare figli, perché poi ad allevarli ci pensano gli uomini, più capaci, più qui più là. Per non parlare di quelli che appena ti vedono con il ragazzo, ci provano con lui per dimostrare che tutti gli uomini sono gay.
Ora, chi di voi mi conosce sa che io sono omofoba quanto Hannibal Lecter era vegetariano, qui non parlo di una categoria, ma di un comportamento che noto molto molto molto spesso provenire da uomini gay e NON da donne lesbiche; un comportamento che non viene condannato perché altrimenti si passa per omofobi. E noi? Che per l'ennesima volta dobbiamo "difenderci"? Sticazzi, tanto ormai c'abbiamo fatto il callo. Però comincia ad urtarmi quando si parla di scelta e non di un'evidente discriminazione come nel caso del salone di parrucchieri.










