Personalmente, mi è accaduta di recente un'esperienza molto vicina al vomitare: semplicemente avevo mangiato troppo, e mi è capitato di iniziare a provare un po' di nausea. Più che nausea, anzi, era più una leggera sensazione di pienezza, di abbondanza che si è trasformata in....boh!!?!? Non saprei definirlo, giudicate voi.
Tutto è accaduto sabato scorso, 29 Gennaio 2011. Mi accingevo a tagliare con la forchetta un pezzo di torta millesfoglie con crema al limone. Ero già pieno, viste le numerose portate di antipasti, il primo, il secondo, i vari contorni e la frutta che avevo già mangiato.
"Questa te la sei proprio andata a cercare", penserete. E, in effetti, non posso darvi torto. La torta, infatti, non mi sarebbe andata se solo non mi fosse venuta la normalissima voglia di assaggiarla. Assaggia un pezzo, assaggia un altro, la torta era quasi finita. E manco mi piaceva tanto! Ma, in una situazione di convivialità e complicità, quale era la cena cui stavo partecipando, il mangiare era diventato quasi un aspetto normale della serata, come il respirare, il parlare o il camminare. Normale per tutti, meno che per me.
Mentre mangiavo, concentrato nella conversazione, poco badavo alla misura già abbondante del mio stomaco, e quando cominciai ad avvertire il vago sentore di disgusto, era ormai troppo tardi per tornare indietro. Una piccola componente di disgusto, in effetti, c'era, ma mai avrebbe inciso con tanta insistenza se solo il tarlo dell'emetofobia e dell'ansia per l'eventuale atto vomitivo, non avessero apportato un notevole contributo al mio satollo organismo.
"E' tutto nella tua mente, non stai per vomitare!" mi ripetevo "E' normale, adesso passa un po' di tempo e ti senti meglio!". E a questi pensieri associavo un'accentuata inspirazione ed espirazione, per meglio ossigenare il cervello ormai in balia dell'incombente paura che si stava facendo strada ora attraverso i pensieri, ora attraverso i succhi gastrici.
Il ristorante si trovava a qualche chilometro di distanza dalla mia abitazione, e il ritorno a casa prevedeva tutta una serie di curve tortuose per una sperduta e buia strada di campagna.
Ma io ero il solo a potere guidare!
Mio fratello non sapeva la strada, ed ero troppo impaurito per potergli parlare. "E allora lo faccio io, guido io!" mi dissi, ansimante e con un nodo in gola, mentre mi dirigevo verso la macchina.
-Dobbiamo accompagnare anche a Roberto!- aggiunse mio fratello. "Vaffanculo!" pensai. -Ok! Basta che si sbriga- gli risposi, cercando di non dare troppo nell'occhio e facendo sembrare che stessi bene.
Non soffro mal d'auto, per fortuna, poiché se avessi avuto questo problema, avrei certamente rimesso durante la guida. Ma non era quello il giorno destinato a questa "sciagura", così mi feci forza, strinsi i denti e respirando affannosamente, ma con cautela, per non fare agitare i due passeggeri, iniziai il lungo viaggio verso la sconfitta della ipotetica sboccata.
Invasi un paio di volte la corsia opposta, con conseguente rimprovero del mio caro e stretto parente, e feci un tratto di strada contromano, un po' per tagliare il percorso, un po' perché non riuscivo bene a connettere a causa dell'ansia che ormai era diventata una vera e propria crisi di panico.
"Ora vomito. Mi devo fermare." pensavo, ma continuavo imperterrito a dirmi che ero quasi arrivato, e potevo continuare guidare.
Fortuna che erano le due di notte e non c'era quasi nessuno in giro, neanche i vigili! Se ci ripenso, a quanto sono stato incosciente quella sera.....
Comunque, dopo queste peripezie, e varie altre piccole infrazioni, giunsi finalmente a casa, e la sensazione di nodo alla gola si placò lievemente.
Ironia della sorte, mia madre stava vedendo un film intitolato "Go- Una notte da dimenticare" di Doug Liman, con Katie Holmes protagonista. E si che avrei voluto dimenticarla, quella notte, nonostante i protagonisti del film avessero preoccupazioni ben peggiori della semplice fifa del conato a cui associare l'oblio della memoria.
Alla fine del tragitto, tra l'altro, il fastidio gastrico si era tramutato quasi completamente in fastidio intestinale, fatto che mi costrinse a correre in bagno a liberare il mio stressato corpo dalle paure immotivate di una cena tutto sommato nemmeno tanto esagerata.
Non mi sentì meglio subito, anzi, lo stimolo di vomitare si rifece più forte a quel punto, e io lo combattevo strenuamente respirando a bocca aperta, ansimante, e la contraddittoria speranza che accadesse veramente, e il più presto possibile, questo atto di liberazione gastrica, per potermi sentire finalmente meglio.
Tuttavia, questo non accadde, quella sera.
In compenso, dovetti andare in bagno ad evacuare altre due volte, per un totale di diversi litri d'acqua persi dallo sfintere anale, piuttosto che dalla bocca, e qualche neurone ritrovato, prima smarrito nella momentanea cecità della mia ridicola condizione di puro terrore.
Alla fine, dunque, avendo defecato liquidi e solidi (soprattutto i primi), ho scaricato, in tutti i sensi, la tensione che un boccone di troppo mi aveva causato, probabilmente senza motivo alcuno se non la mia ferma convinzione di avere esagerato nel pasto. Uno spicchio di limone e la compagnia della sempre presente TV satellitare hanno fatto da palliativo, fino alla totale sparizione del nodo alla gola e al mio successivo rilassamento.
Cosa mi ha potuto insegnare, questa esperienza? Che vomitare sicuramente non è la cosa peggiore al mondo, e la serata sarebbe potuta degenerare in qualcosa di ben più tragico se solo non avessi avuto la fortuna di guidare nella desolazione stradale del sabato sera. Non avevo detto niente a nessuno, sebbene la mia famiglia sappia di questa mia paura, proprio perché non volevo darla vinta, per una volta, a questa sciocca paranoia, e in un certo senso ce l'ho fatta, arrivando anche a sperare di vomitare, senza mai, però, osarlo fare mettendomi due dita in gola per fare avvenire l'atto tanto temuto.
Ho banalizzato con i miei la mia situazione, come ognuno dovrebbe fare in queste occasioni, dicendo che avevo semplicemente mal di stomaco e che sarebbe passato. E così è stato. Non sono rimasto traumatizzato (e ci mancherebbe), e continuo a mangiare fuori con tranquillità, ma sempre con un occhio di riguardo alla cura per la scongiura del rigetto. Spero, però, che tutto questo non debba ricapitare soprattutto nel caso in cui debba mettermi al volante, altrimenti non credo avrò la stessa fortuna di qualche sera fa....non vale la pena rischiare così tanto per una cosa tanto semplice quanto naturale. No davvero.
Eppure.....eppure quando scrivo queste righe non posso che sentirmi un po' turbato, e il brutto è che non è tanto per la mia poca assennatezza nel guidare con la coscienza di stare male, quanto per la reminescenza del malessere psico-fisico provato, e che tutti noi su questo sito accomuna con il tristemente noto vocabolo di "emetofobia".

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